il momento dell'ironia con Francesco Grasso

La penna più ghignante e velenosa della SF italica. Si sta battendo da anni, in campo internazionale, per far ammettere la perfidia tra le discipline olimpiche.


Il nonno di tutte le avventure

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SOTTO SPIRITO

Provai un brivido di eccitazione. Un nuovo John Carter? Bramavo, agognavo di conoscerlo.
I meccanismi al radium fecero vibrare la struttura della torre. I sapienti ulularono di gioia quando il nono raggio si accese puntando il firmamento e il piccolo disco azzurro della Terra sospesa tra le stelle.
- Eccone uno! - sentii gridare i sapienti.
- Portatelo qui, ordunque!
La sovrannaturale luce del nono raggio si concentrò in una sfera. Al centro di essa cominciò a prendere forma una figura umana. Trattenendo il respiro, la vidi assumere sembianze sempre più nette, sempre più nitide. Finché la luce non si spense. Rivelando un uomo ritto in piedi in mezzo al cerchio dei sapienti.
Rimasi stupita. Il mio primo pensiero, ricordando le parole di mio padre, fu che il nono raggio avesse portato indietro proprio il mio amato John Carter, perché l'uomo che avevo di fronte era il più vecchio che avessi mai visto (anche se ciò vuol dire poco, perché su Barsoom nessuno muore di vecchiaia: abbiamo una vita lunghissima e in media riusciamo a dichiarare tre guerre già prima di colazione). Ma non somigliava affatto al mio intrepido marito e condottiero: era una mummia incartapecorita, aveva il capo canuto e quell'espressione che gli Jed verdi di Warhoon definiscono "rink ojonit".
Noi restammo in attesa di un suo gesto. Lui ci squadrò con aria assente e poi disse: - Volete una nocciolina?
Mio padre fissò perplesso l'arachide che il terrestre aveva in mano. Poi si scosse.
- Sei tu un guerriero? Un condottiero? - chiese.
- Be', una volta facevo il presidente... - replicò il terrestre in tono svanito - Almeno credo. E' passato un po' di tempo.
- Ma... sei della stirpe di John Carter o no? - insistette mio padre.
- Io veramente mi chiamo Jimmy... John? No, in famiglia non c'è nessuno con questo nome.
Mio padre si volse sdegnato verso i sapienti. Essi indietreggiarono, tale era l'abominio dipinto sul suo nobile volto.
- Avete sbagliato, miserabili!
- Possiamo provare di nuovo, augusto Mors Kajak. - obiettarono tremanti.
- E allora fatelo! - intimò mio padre - Non abbiamo molto tempo.
Il nono raggio si accese di nuovo, e ancora una volta si condensò in una sfera che sembrò riempire di fulgida luce l'interno della torre. Quando il bagliore sovrannaturale scomparve, un secondo terrestre era apparso accanto al primo.

Il nuovo venuto era basso, quasi minuscolo, aveva un corpo tozzo e un nasone tondo come l'uovo di un thoat. Una volta l'amato John Carter mi aveva parlato degli strani paludamenti con cui gli uomini del suo mondo usavano ricoprire il proprio corpo, così potei riconoscere un impermeabile lungo fino ai piedi e un berrettino a quadri calcato fin sugli occhi.
- Sei tu un guerriero? - chiese di nuovo mio padre.
Il piccoletto sembrava confuso.
- Guerriero? - ripeté - No, io sono un detective... E voi chi siete? Un circolo di nudisti? - si volse verso il primo terrestre, lo squadrò indeciso - Ten? Sei tu?
- Avete sbagliato di nuovo! - ringhiò mio padre.
- Se possiamo permetterci l'ardire, principesco Mors Kajak, credo che... - azzardò uno dei sapienti.
- Tu credi cosa, insulso escremento di thoat?
- Forse l'errore è nel cercare qualcuno della stirpe di John Carter, mio regale signore. - balbettò il sapiente - Se vogliamo un guerriero, dobbiamo cercare un guerriero.
Mio padre rifletté. Alla fine annuì. - Molto bene, sapiente. Ma non abbiamo bisogno di un guerriero qualunque. Vogliamo il più audace, virile e pugnace di tutti. Conduci ordunque al mio cospetto colui che per i terrestri è "il" guerriero.
Per la terza volta il raggio si accese. Questa volta sentii il mio cuore di tenera principessa vibrare d'emozione, perché l'uomo che apparve accanto ai primi due era nerboruto, aveva le labbra disegnate, gli occhi fascinosi, un fisico scultoreo evidenziato dalla canotta semitrasparente e dai jeans di due misure troppo piccoli.
- Maronn' mia! - lo sentii esclamare stupito - A 'ro song'?
Un po' sfinito, mio padre pose per l'ennesima volta la domanda. - Sei tu il guerriero?
- 'o guerriero? - rispose il terrestre - Cert', song'io. Ma dove maronn' stiamo?
A quella risposta un boato di entusiasmo si levò dal cerchio dei sapienti. Mio padre sospirò di sollievo e mi abbracciò con indicibile gioia.
- Siamo salvi, amata figlia.
Pur coinvolta nella felicità di mio padre, non potei fare a meno di notare che i tre terrestri confabulavano tra loro.
- Patsy? - azzardò il tappetto, sempre più confuso, all'indirizzo dell'ultimo arrivato.
- No, guaglio', non mi chiamm' Patsy. Ma, parlando di pazzi, tu 'o sai chi so' chisti?
Il tappetto scosse la testa. - Tu che ne dici, Ten?
Il primo terrestre, quello incartapecorito, si grattò la testa canuta. - Sono rossi: devono essere sovietici... Nessuno vuole una nocciolina?
...

Dalle mura di Helium, e fino all'orizzonte, si stendeva l'esercito degli assedianti. Sembrava che tutte le razze senzienti di Barsoom avessero mandato i propri guerrieri a pugnare contro la nostra sfortunata città. A ovest erano accampate le armate barbariche dei Tark: gli squittii dei loro thoat da battaglia si confondevano con i grugniti degli zitidar da tiro e con il clangore del metallo quando, in media ogni due minuti, tra commilitoni scoppiava un diverbio che invariabilmente sfociava in un duello all'ultimo sangue.
A nord, le orde dei Warhoon ondeggiavano tra i riflessi degli ornamenti preziosi dei maschi e delle canne dei cannoni al radium accuditi dalle femmine e dagli schiavi. A sud e ad est, gli incrociatori volanti di Zodanga oscuravano la pianura, gravidi di armati, di spade, proiettili ed esplosivi, appoggiando poderosamente dal cielo le truppe di terra che avanzavano calpestando il fondo color ocra dell'antico mare prosciugato.
Questa immagine, o piuttosto questo incubo materializzato, che ho descritto con tanta cura, era ciò che i tre terrestri osservavano, tra espressioni di meraviglia ed eccitazione, dagli spalti del bastione principale.
- Che forza, guaglio'! - esclamò il più robusto - Sembra di stare al San Paolo!
- Qui ci vuole un bel summit di pace. - considerò quello con le noccioline - Possiamo andare a Camp David. Chissà se fanno ancora quelle ottime aragoste...
- Perché si sono alleati tutti contro di voi? - fece il terzo, il tappetto - Patsy, occorre investigare.
- T'aggio ditt' che non mi chiamm' Patsy!
Mio padre intervenne, spiegando con la gravità di un regnante qual era. - Llorquas Ctolmas, il Jeddak dei Thark, ha accusato Helium di aver rapito il guardiano della fabbrica dell'atmosfera... Effettivamente Bar Gazhos, il guardiano, è sparito. Gli altri Jed di Barsoom hanno creduto alle accuse di Ctolmas, ed eccoli in armi contro la nostra città.
- Helium non potrà resistere a lungo. - aggiunsero i sapienti, intorno ai quali si andava raccogliendo una folla di curiosi - Solo un grande guerriero potrebbe salvarci. Per questo siete qui.
Mio padre annuì. - Dovete gettarvi nella pugna, come avrebbe fatto John Carter, e uscirne vincitori o morti.
- 'spetta 'nu moment', guaglio'! - protestò il terrestre in canotta - Perché l'amm' 'a fa'? Che ci guadagniamo?
Io mi avvicinai a lui. Cercai di ricordare il suo nome. Aveva detto di chiamarsi Pietrotar Hjkon, o qualcosa del genere. In realtà non ne ero sicura: la sua lingua mi risultava quasi incomprensibile.
- Guadagnerete la riconoscenza di tutti. - dissi con la dignità del mio ruolo - Degli uomini di Helium, che morirebbero dal primo all'ultimo prima di deporre le armi, e delle donne, che si ucciderebbero pur di non cadere nelle grinfie dei barbari, proprio come le vostre eroiche donne bianche della Frontiera, che si suicidavano piuttosto di finire in mano ai selvaggi e sporchi indiani... - abbassai la voce - Guadagnerete la mia riconoscenza, e io saprei ricompensarvi come solo una vera principessa di Helium può fare.
Il terrestre non replicò. Sembrava ammutolito. Mi accorsi che fissava la mia pelle rosata con gli occhi fuori dalle orbite e la bava alla bocca. In quel momento ricordai quanto John Carter aveva detto sull'uso terrestre di coprire il proprio corpo. In effetti io indossavo soltanto gli ornamenti del mio rango, cioè una collana di diamanti azzurri e un bracciale d'oro tempestato di zaffiri, zirconi e corindoni. Sembra che gli facesse un certo effetto.
- Be', guaglio' - balbettò alla fine, rivolto ai suoi due compagni - Non ce putimm' tira' arretr', no?
- Certo che no. - ammise il tappetto - Che dice il saggio, Ten?
- Non mi chiamo Ten! - protestò il terrestre più vecchio.
- Molto bene. - approvò mio padre. Poi chiamò i suoi schiavi personali, che sopraggiunsero facendosi largo tra la folla ormai numerosa - Procurate a questi eroi armi e bardature adatte alla bisogna.
Un urlo collettivo si levò nella moltitudine. Le spade vennero battute contro gli scudi, echeggiando sorde nella crescente frenesia bellica che la nostra gente per la sua stessa natura eternamente agogna.
Avevamo i nostri condottieri.
...

Continua




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