di Silvio Sosio


Il ritorno dell'inquisitore

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AUTORI


Dopo un'attesa di tre anni arriva una nuovissima puntata del ciclo di romanzi più amato in Italia, quello dell'inquisitore Eymerich. Ne approfittiamo per fare due chiacchiere con il suo vulcanico autore, Valerio Evangelisti, che nel frattempo ha pubblicato anche la trilogia di Magus e vinto il prestigioso Prix Italia per il miglior sceneggiato radiofonico con la radiodramma tratto proprio dal romanzo che esce ora in edizione rilegata da Mondadori.

Delos: E' finalmente uscito l'attesissimo nuovo romanzo del più popolare ciclo di fantascienza italiano: Il Castello di Erymerich. Quali minacce per la cristianità si trova ad affrontare, questa volta, il nostro inquisitore preferito?

Valerio Evangelisti: La minaccia è rappresentato dal castello stesso, in cui sono a confronto due forme di magia: quella ebraica legata alla Cabala e quella legata ai demoni del cristianesimo. Ciò che Eymerich si prefigge è sconfiggerle entrambe.

Delos: Ma a quanto pare c'è una minaccia ancora più grave, non è così? L'amore per una donna...

Evangelisti: Sì, questo è il pericolo che Eymerich più teme, anche perché è quello che gli è meno familiare. La donna in questione è l'ebrea Myriam, che era già apparsa in Picatrix. Dietro la sua identità apparente, però, se ne nascondono altre. E in più c'è una seconda donna a insidiare sottilmente l'inquisitore. Come vedi, Eymerich avrà il suo daffare...


Delos: In questo ultimo romanzo gli inserti "fantascientifici" sono meno frequenti che in passato, e sono ambientati non nel futuro ma anch'essi nel passato, durante la seconda guerra mondiale; anche perché il tema dell'antisemitismo è un po' un fil rouge di tutto il libro, è vero?

Evangelisti: Gli inserti "fantascientifici" erano in origine affidati a un lungo capitolo posto in appendice al "Castello", che prolungava la storia in un futuro remoto. L'editore mi ha però suggerito di farne un racconto a sé, destinato ad apparire altrove. Ho accettato volentieri, anche perché così il romanzo è più compatto. Va detto che "Il Castello", più di altri miei lavori, non può essere considerato un romanzo di fantascienza, ma piuttosto un romanzo gotico. Il tema dell'antisemitismo vi domina, ma dietro di esso se ne nasconde un altro: la sfida della femminilità. E' quest'ultimo a essere veramente centrale.

Delos: Cosa ti dicono i tuoi fan, con i quali so che sei sempre in diretto contatto tramite la tua mailing list, a proposito di questi inserti fantascientifici? So che a molti non piacciono, altri invece - fra cui ci sono io - li trovano estremamente affascinanti, una fantascienza gotica che, secondo me, meriterebbe magari un bel romanzo tutto suo...

Evangelisti: Tra i miei lettori più accaniti una parte, costituita da appassionati di fantascienza, apprezza molto gli inserti, mentre un'altra parte, forse maggioritaria, li accetta ma li ritiene secondari. Con Metallo urlante ho cercato di dare più autonomia al filone di fantascienza gotica di cui parli. Sto per firmare il contratto per una nuova antologia destinata a proseguire questa ricerca. Comunque nel ciclo di Eymerich temi fantascientifici continueranno ad apparire, anche se ogni tanto mi prendo una vacanza e scrivo episodi tendenti al fantastico puro: Il Castello, appunto, ma anche Cherudek.

Alcune recenti riedizioni dei romanzi di Eymerich

Delos: Il castello di Eymerich è nato come sceneggiato radiofonico o come romanzo, o le due versioni sono cresciute insieme?

Evangelisti: C'è stato un intreccio. Avevo scritto una decina di capitoli del romanzo quando mi è stato chiesto lo sceneggiato. Ho completato questo e sono tornato alla versione romanzesca. Non senza fatica, devo dire, perché si tratta di due linguaggi completamente diversi. Le battute dello sceneggiato non possono automaticamente divenire brani di dialogo del romanzo.

Delos: Che differenze ci sono fra la versione per la radio e il romanzo? La versione radiofonica ha dovuto essere in qualche modo addomesticata?

Evangelisti: Sì, inevitabilmente. L'Eymerich radiofonico era meno crudele e più romantico. Va tenuto presente che la radio si rivolge a un pubblico indifferenziato, e dunque non si può eccedere in efferatezze. Inoltre, l'autore deve tener conto del fatto che lo sceneggiato è diviso in episodi. Se un ascoltatore ascolta una sola puntata, e se in quella puntata c'è un'invettiva di Eymerich contro i "perfidi giudei", può rimanerne turbato, anche se la logica della storia è di tutt'altro segno. Un'altra differenza è che il romanzo è più complesso, mentre la radio richiede vicende con un certo grado di linearità. Sono molto grato alla responsabile della fiction di Radio Rai Due, Annarosa Mavaracchio, che in anni di collaborazione e amicizia mi ha insegnato tutte queste cose.

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