di Silvio Sosio


L'altra storia dell'Occidente

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AUTORI

Occidente
Nel giugno del 1940, Mussolini sceglie di mantenere la neutralità e non entra in guerra a fianco di Hitler. La Germania viene sconfitta ma l'Unione Sovietica minaccia di invadere l'Europa: scoppia la Terza Guerra Mondiale, e l'Italia alleata con gli Stati Uniti sconfiggono la Russia. Da questi eventi nasce un mondo che vede un'Italia fascista dominare sull'Europa e sull'Africa, potenza di primo piano a livello mondiale. Ma il capitalismo e la monarchia cospirano contro Mussolini. Temi difficili, ancora molto scottanti, che Farneti affronta con l'arma della fantasia, dell'accuratezza storica e soprattutto di una grande abilità di narratore, capace di tenere il lettore incollato alla pagina dall'inizio alla fine. Stiamo parlando del romanzo Occidente, pubblicato dal'Editrice Nord. Abbiamo intervistato l'autore.

Delos: Il romanzo Occidente potrebbe diventare uno dei "casi" più scottanti nella panorama della fantascienza italiana di questi ultimi anni. Si parla di fascismo: cosa sarebbe accaduto se l'Italia non fosse entrata in guerra al fianco dei nazisti? Cosa sarebbe accaduto, secondo te?

Mario Farneti: Il fascismo è stato sempre un argomento scottante al quale ci si è avvicinati con molta cautela cercando con cura di evitare le "ustioni". Io non sono d'accordo con chi demonizza certi argomenti, per quanto scomodi possano sembrare. Credo invece che il termometro della maturità di un popolo stia proprio nella capacità di confrontarsi in ogni momento col proprio passato senza complessi.
Il fatto che Occidente sia uscito nel 2001 ci permette di parlare del '900 come del secolo scorso. Ecco, io ho trattato del fascismo come di un argomento del secolo scorso, un fenomeno politico e culturale che si è completamente esaurito con la morte di Mussolini e che non è mai più risorto in nessun luogo del mondo. Ne ho trattato senza indulgere alla satira o al grottesco e rifacendomi in questo senso alle esperienze di Dick e di Harris che hanno fatto altrettanto col nazismo.
Per quanto mi riguarda, non ho alcun timore di parlare con serenità di Mussolini, senza caricaturizzarlo per compiacere il luogo comune. Con la stessa serenità potrei parlare di Catilina, di Federico da Montefeltro o di Mazzini, perché tutti questi personaggi fanno parte del nostro passato e hanno determinato, in proporzione diversa, ciò che noi siamo oggi.
Cosa sarebbe accaduto se l'Italia non fosse entrata in guerra al fianco dei nazisti? L'ipotesi che faccio è quella prospettata nel romanzo. Ai lettori trovare altre possibili ucronie...

Delos: La trama ruota attorno a un agente italiano, il tribuno Romano Tebaldi, che reduce dalla guerra del Vietnam riceve da Mussolini un pericoloso incarico...

Farneti: Ho costruito la storia intorno ad un oggetto (in effetti si tratta di un insieme di oggetti), una specie di Santo Graal, però tutto nostro e di cui, a differenza del Graal, conserviamo la testimonianza storica. Naturalmente non voglio anticipare ai lettori di che cosa si tratti, se non che proviene da un passato assai remoto e contiene in sé, sia un'eccezionale valenza di ordine simbolico, sia un potere legato alla sua stessa natura.
E' naturale che un oggetto di questo genere attragga la cupidigia di molti. Io tratto proprio delle molteplici sfaccettature della contesa sanguinosa nata per impadronirsene e il tribuno Tebaldi, agente dell'OVRA, si trova al centro di questa contesa e cerca di scoprire quali siano i giocatori e quali i loro scopi.

Mario Farneti
Mario Farneti

Delos: Uno degli aspetti che più colpiscono in questo libro è la verosimiglianza, che si appoggia anche su tanti piccoli dettagli. De Turris nella postfazione ne attribuisce il merito anche al fatto che tu hai fatto l'antiquario. D'altra parte immagino che anche il tuo lavoro attuale di giornalista abbia la sua influenza.

Farneti: Ho cercato di creare delle ambientazioni credibili, valendomi della mia esperienza di antiquario, una professione che ho esercitato per un periodo significativo della mia esistenza e che ho ereditato dai genitori. Per quanto riguarda poi il retroterra culturale, che costituisce la struttura del romanzo, ho attinto alle nostre radici storiche, senza lasciarmi suggestionare dalla tradizione celtica imperante.
Ho per questo consultato testi di archeologia, di etruscologia e di alchimia materie che peraltro amo molto. Mi sono ispirato ai riti descritti nelle Tavole Eugubine, sette tavole di bronzo di origine umbra, che sono conservate a Gubbio, la mia città di origine.
Da questo punto di vista credo che il romanzo abbia una sua originalità perché, alla base, propone luoghi e scenari che non solo ci appartengono, ma che costituiscono anche motivo di attrazione e di studio per innumerevoli persone in tutto il mondo.
Il mio lavoro di giornalista ha avuto il suo peso, in quanto attualmente mi occupo di cose vaticane, e chi leggerà Occidente si accorgerà facilmente di questo. Per la parte storico-politica hanno influito anche i miei studi universitari: sono infatti laureato in Scienze Politiche.

Delos: Credi che il tuo libro darà un contributo, o alimenterà in qualche modo, il dibattito politico interno al mondo della fantascienza, che negli ultimi anni sembra essersi un po' sclerotizzato, senza prendere davvero coscienza del mutato modo di vivere la politica in Italia?

Farneti: Spero che il mio romanzo contribuisca a questo dibattito e che possa orientare il gusto di scrittori e lettori verso argomenti fino ad oggi poco o male esplorati. In questa materia si può e si deve ricercare una via autonoma, rivisitando il nostro sterminato patrimonio di cultura e di tradizioni.
Sono convinto che tutto il panorama culturale italiano sia sclerotizzato e non solo il mondo della fantascienza. Dovremmo perciò smetterla di cercare tra le cose coperte di muffa e ragnatele depositate nel piccolo cortile di casa nostra, e gettare invece lo sguardo verso l'esterno del palazzo, attingendo senza pregiudizi alla nostra storia e alle nostre radici culturali che troppo spesso abbiamo rinnegato a favore di una incomprensibile sudditanza verso il mondo anglosassone.

Delos: Tu scrivi sia fantascienza che fantasy, addirittura hai vinto ben due volte il prestigioso premio Tolkien. Quale dei due generi preferisci?

Farneti: A certi livelli è difficile delimitare un confine netto tra fantasy e fantascienza, per questo motivo è lecito tentare una terza via, e Occidente rispecchia proprio il tentativo di coniugare i due generi dando all'aspetto fantasy un taglio che non sembri banale, legato all'esoterismo. Esiste infatti un ordito esoterico, derivato dalla mia passione per l'alchimia, interno al romanzo, che per questo motivo può nascondere, in alcune parti, un secondo livello di lettura. Dico questo perché accade spesso in Occidente che questo aspetto esoterico sia tuttavia presente in episodi che sembrano rientrare nel campo della fantascienza pura. Il ritmo della narrazione, abbastanza sostenuto, può ad una prima lettura, rendere questa valenza non pienamente percettibile. Forse è necessario rileggere il libro senza lasciarsi catturare troppo...

Delos: Quali sono i tuoi autori preferiti, ai quali senti di dovere di più come autore?

Farneti: Io sono un divoratore di libri, ma per mia formazione culturale, prediligo i saggi che reputo alla stregua di materiale grezzo, di cui mi servo per immaginare e costruire le mie storie. E' perciò difficile per me dire di essere figlio di questo o di quello scrittore, perché non m'ispiro mai ad un altro autore.

Delos: Occidente lascia alcuni punti aperti. Questo ci autorizza a pensare che il romanzo possa avere un seguito? Ci stai già pensando, o magari addirittura lavorando?

Farneti: Lascio alcuni argomenti aperti, proprio perché ho già in mente tutta la seconda parte. Mi rimane solo di scriverla, ma quella è la fatica minore. Ho avuto la fortuna di trovare in Gianfranco Viviani un editore sensibile e disponibile. Se Occidente avrà buona accoglienza tra i lettori, credo non ci saranno problemi per Occidente 2.




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