di Vanni Mongini


Klaatu Barada Nikto

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CINEMA

La prima ricognizione fotografica su Marte fu condotta da una piccola sonda americana dal peso di 26 chili, il Mariner 4. Lanciata da Cape Canaveral, la famosa base di lancio a Tampa, in Florida il 28 Novembre 1964, incrociò Marte il 14 Luglio dell'anno successivo "sfiorandolo" a 9800 chilometri dalla sua superficie. Nel 1969 fu la volta di Mariner 6 e Mariner 7 lanciate rispettivamente il 25 Febbraio ed il 27 Marzo. La prima delle due passò a solo 3.300 chilometri dalla superficie del pianeta il 31 Luglio e, il 5 di Agosto, fu la volta di Mariner 7 che lo sorvolò a 3.518 chilometri di distanza. Prima di perdersi per sempre nello spazio le due sonde effettuarono misure molto precise della composizione chimica dell'atmosfera e della temperatura notturna e diurna sulla superficie del pianeta. Il 13 Novembre del 1971 il Mariner 9 entrò in orbita attorno a Marte. Dopo aver inviato sulla Terra 7329 immagini e trasmesso dati per 349 giorni la sonda precipitò sulla sua superficie il 27 Ottobre del 1972. Non tutti i lanci, purtroppo, ebbero esito positivo: il Mariner 3 si perse nello spazio e stessa sorte toccò al Mariner 8 lanciato l'8 Maggio del 1971. Anche l'Unione Sovietica, dapprima interessata a Marte e poi a Venere tentò dei lanci con pessimi risultati ma tra le imprese riuscite ricordiamo almeno Mars 2 e Mars 3 nel 1971, Mars 5 e Mars 6 nel 1973. Con Mars 2, Mars 3 e Mars 5 i Russi riuscirono anche a far sganciare delle piccole sonde ed a farle atterrare sul pianeta ma le protagoniste principali della esplorazione marziana furono le sonde Viking. I primi due lanci vennero effettuati il 20 Agosto ed il 9 Settembre del 1975 con due sonde dal notevole peso di 3.519 chilogrammi l'una e divise in due parti: l' Orbiter, dal peso di 2.325 chilogrammi e destinato a restare in orbita attorno al pianeta. Da essa si sarebbe sganciato un modulo di 1.194 chilogrammi denominato Lander con il compito di atterrare dolcemente su Marte per compiere esperimenti ed inviare immagini. I Viking 1 e 2 sganciarono i loro Lander rispettivamente il 20 Luglio ed il 3 Settembre del 1976 che atterrarono felicemente sul pianeta rosso scattando fotografie ed analizzando tracce di terreno nei loro laboratori situati all'interno dei veicoli stessi usando una sorta di braccio retrattile il quale prelevò campioni di terreno per esaminarlo ma senza ottenere risultati definitivi e probanti ma, anzi, dando luogo a dispute non ancora sopite sul risultato effettivo di questi esperimenti. Le loro missioni terminarono l'anno successivo, il 30 Maggio ed il primo Giugno del 1977 ma le apparecchiature che erano state calibrate per le ricerche geofisiche e meteorologiche continuarono ad inviare dati ancora per parecchio tempo. Uno dei primi risultati fu purtroppo quello di cancellare totalmente l'esistenza dei mitici canali marziani i quali, in realtà,risultarono essere un gioco d'ombre e di strutture dovute alla distanza con la quale erano state effettuate le osservazioni telescopiche. Ma altri misteri parvero profilarsi all'orizzonte marziano...
Uno dei fotogrammi inviati sulla Terra dalla sonda Viking 1 e precisamente quello classificato come 35A72, scattato da un altezza di 1.500 chilometri e che comprendeva un'area di circa 50 chilometri mostrava delle configurazioni che potevano anche sembrare artificiali.
Fra tutti spiccava un volto gigantesco simile a quello di una sfinge che la NASA già all'epoca liquidò come un gioco di ombre e di luci.

Fino al 1980 questa sembrava l'unica fotografia scattata nella zona denominata Cydonia, un sito che si trova a circa 40 gradi di latitudine Nord rispetto ad un altro misterioso luogo chiamato Elysium, dove vennero fotografate delle strutture le quali proiettavano ombre triangolari e pentagonali. Il diametro medio di queste strutture, oggi conosciute con il nome di piramidi sarebbe di tre chilometri per quelle triangolari e del doppio per quanto riguarda quelle pentagonali. Ma torniamo al nostro volto e precisamente a quando, forse un po' troppo misteriosamente, la NASA cavò fuori dal suo cappello tecnologico una seconda fotografia archiviata come 70A13 scattata 35 giorni marziani dopo la prima ed in condizioni di luce differente.
Questo evento rese possibile confrontare le immagini e, seguendo la diversa lunghezza delle ombre, si ottennero le dimensioni di questo Volto lungo oltre due chilometri e mezzo, largo quasi due ed alto ottocento metri. A circa sedici chilometri dalla misteriosa immagine che richiama, grazie al suo nemes (un copricapo usato dai faraoni egizi), una sfinge, sorge un'altra struttura detta, dal nome dei suoi scopritori, Piramide D & M, una piramide a base pentagonale. La sua strana caratteristica sarebbe di presentare un allineamento quasi perfetto con l'asse nord-sud di rotazione del pianeta esattamente come la Grande Piramide d'Egitto. E' alta quasi ottocento metri, il suo lato più corto misura un chilometro e mezzo e l'asse più lungo è di tre chilometri. Ma se si pensa che le stranezze contenute nella zona di Cydonia finiscano qui ecco che si viene smentiti da una serie di altri curiosi manufatti come il forte, dotato di due margini talmente diritti che sembrano quasi tagliati con il coltello, e la città, un insieme rettilineo di strutture massiccie nel quale si collocano delle piramidi più piccole. Alcune di esse formano un angolo retto con delle strutture più grandi. Il ricercatore americano Richard Hoagland ha elaborato una teoria secondo la quale la zona di Cydonia con le sue strutture sarebbe parte integrante di un grande centro rituale ed avvalora la sua ipotesi considerando altre strutture come la Piazza della Città, la quale sarebbe un insieme di figure, quattro per la precisione, tutte quante attorno ad una quinta di dimensioni più piccole. Il tutto, visto però da ben 1.500 chilometri d'altezza, farebbe pensare ad una croce di collimazione che si trova esattamente al centro di un lato della città. Secondo un componente del Mars Project britannica tutto questo insieme di manufatti ed altri ancora non darebbero alcun credito all'ipotesi della casualità ma farebbero pensare a qualcosa di artificiale pur se corroso dal tempo. Poco prima di morire il famoso scienziato ricercatore Carl Sagan dichiarò che il Volto su Marte non era altro che una struttura sottoposta ad un lento processo di erosione geologica che sta durando da secoli. Le fotografie prese in tempi recenti dal Mars Global Surveyor tendono a dimostrare, praticamente senza ombra di dubbio, la natura geologica della cosiddetta Sfinge la quale altro non sarebbe, almeno secondo le ultime chiarissime fotografie, che una forma collinare senza alcun aspetto nascosto o di evidente artificialità. Purtroppo però c'échi non si arrende nemmeno di fronte all'evidenza e sospetta un chissà quale assurdo "cover - up" da parte della NASA la quale, al contrario, sarebbe ben contenta se potesse dimostrare al mondo che un vero mistero o una certa possibilità di vita alberga ancora sul pianeta Marte perché questo scatenerebbe una corsa frenetica, con conseguente sovvenzioni in danaro da parte del governo americano verso il Pianeta Rosso e sostituirebbe quella gara spaziale tra russi ed americani che portò l'uomo sulla Luna e permise, per contagio tecnologico, un ulteriore progresso in molti altri campi come la medicina, la metereologia, la conservazione dei cibi ed altro ancora. La dimostrazione di questo fatto è data dalla scoperta di un frammento meteoritico che le analisi chimiche battezzarono come proveniente dal pianeta Marte e che fu probabilmente scagliato fuori dall'atmosfera marziana milioni di anni fa. Per altri millenni il pezzo di roccia vagò nello spazio per poi precipitare sulla Terra. Esaminato dagli studiosi, al suo interno, sarebbero state trovate delle tracce di quelle che sono state ipotizzate come forme di vita primitiva marziana: dei batteri risalenti ad almeno tre miliardi di anni fa, anche se poi studi recenti li avrebbero classificati come delle formazioni cristalline, questo è bastato per accendere l'interesse per il rosso pianeta, per fare in modo che una sonda orbitale, la "Mars Global Surveyor", stia ancora sorvolando Marte e per far scendere sulla sua superficie un piccolo robot semovente che ne ha esplorato la superficie antistante la zona di discesa.

Continua




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