
E' stato uno dei film di fantascienza più originali, spettacolari e indimenticabili. Uno dei maggiori registi degli ultimi anni, Tim Burton, lo sta per riportare sugli schermi, in una nuova versione che promette di essere uno dei film più interessanti della prossima stagione.
Charlton Heston e
Roddy McDowall nel lontano, ma neanche poi tanto, 1968 furono gli attori protagonisti del
Pianeta delle Scimmie, un film di culto che da subito raccolse molti consensi e presso la critica e presso il grande pubblico. La 20th Century Fox con questo film proiettò la fantascienza in una dimensione inedita, oggi diremmo colta; tuttavia, anche se il lungometraggio aveva un imprinting culturale non mancò di accendere gli animi degli spettatori.
Planet of the Apes, prodotto da
Arthur P.J. Jacobs fu un vero successo nel 1968, tanto che vennero prodotti altri quattro film come seguito al primo:
L'altra faccia del pianeta delle scimmie (1969), Fuga dal pianeta delle scimmie (1970), 1999: conquista della Terra (1972) e 2670: ultimo atto (1973).
Il film del '68 con Charlton Heston promosse l'attore a feticcio, adorato tanto dalle donne come sex-symbol, tanto dagli amanti della fantascienza, che, per la prima volta, riconobbero in
Planet of the Apes una pellicola impegnata che restituiva dignità alla SF, una dignità che per troppo tempo le era stata negata per ignoranza di massa. Il film venne tratto da un romanzo di
Pierre Boulle, un dato significativo così come la spettacolarità degli effetti speciali;
John Chambers, ideatore del trucco delle scimmie, vinse addirittura l'Oscar... un Oscar a un film di fantascienza, fu davvero una rivoluzione per allora (oggi un Oscar ad un film di SF passa, purtroppo, quasi inosservato o viene, comunque, sottovalutato).
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| Mark Wahlberg nel ruolo dell'astronauta Leo Davidson |
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Charlton Heston partecipò anche al secondo film, seguito del
Pianeta delle scimmie: il risultato non fu all'altezza del primo, ma comunque dignitoso. A completare il ciclo delle "scimmie" gli altri tre film, quasi snobbati dalla critica, ottennero comunque gli entusiasmi favorevoli del pubblico. La trama del film era pressappoco questa: tre astronauti arrivano su di un pianeta lontano dalla Terra 320 anni luce dopo aver viaggiato nel tempo per ben 2031 anni; arrivati a destinazione, scoprono una popolazione identica per certi versi a quella umana, ma incapace di parlare e cacciata da un'altra specie, più civilizzata: le scimmie. Durante una battuta di caccia, uno dei tre astronauti muore e il Capitano Taylor (Charlton Heston), con l'aiuto di scienziato del popolo delle scimmie, Cornelius (Roddy McDowall), comincia a nutrire alcuni sospetti sulla vera natura delle scimmie; in una zona di scavi archeologici, nella "zona proibita", comincia a scavare e fa una scoperta che devastante: la Statua della Libertà, l'ultimo segno che un tempo quel pianeta era stato abitato dagli uomini; e il pianeta cessa così di essere tanto misterioso, perché Taylor si rende conto di aver navigato attraverso il tempo e di essere dunque sulla Terra, quella del futuro, quella devastata dalle guerre nucleari, quella che ha visto soppiantata la specie umana per favorire l'evoluzione delle scimmie come specie dominante.
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| Da sinistra: Tim Roth (Generale Thade), Helena Bonham Carter (Ari), Michael Clarke Duncan (Attar) |
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Il film non fu solo un film di fantascienza: fu anche una pesante accusa contro l'utilizzo indiscriminato dell'energia nucleare, contro la Seconda Guerra Mondiale (Nagasaki e Hiroshima avevano scosso non poco l'opinione pubblica del mondo, due casi che ancor oggi è impossibile dimenticare, e forse è un bene che l'uomo non dimentichi così presto!), metteva in discussione l'origine dell'uomo così come ci viene descritta dalle Sacre Scritture favorendo le teorie evoluzionistiche darwiniane, insomma fu un vero capolavoro in tutti i sensi. Oggi, Charlton Heston, probabilmente, si rifiuterebbe di interpretare un film con significati così pesanti: gira difatti una voce di corridoio che l'ex sex-symbol sia diventato un po' bacchettone. Ma nel 1968,
Il pianeta delle scimmie fu non solo un film da botteghino, fu una storia che fece riflettere i sessantottini e tutti gli altri che nel Sessantotto vedevano solo un "buio ritorno al medioevo e alle barbarie sociali".
Tim Burton in un'intervista ad un giornale americano, quando stava uscendo nei cinema americani Mars attack!, disse "di avere una vera e profonda speranza, ovvero che, guardando i suoi film, la gente si divertisse almeno quanto si era divertito lui a farli". L'avventura cinematografica di Burton inizia con un cortometraggio (abbinato, anni dopo, nei cinema italiani, al suo Nightmare before Christmas): il film, per quanto breve, già mostrava la creatività romantica e nera (un po' maledetta di poeta della cinematografia) di Burton.
Tra parodia, citazioni e spirito dissacrante, Burton dimostra da subito la sua genialità nel descrivere un mondo di eroi buoni e cattivi, che bene rispecchiano le ansie della nostra società moderna avvinazzata da contraddizioni sociali e voglia di emergere del piccolo borghese sempre costretto a vivere una vita a senso unico fra lavoro e famiglia. I personaggi di Burton sono, forse, le maschere delle nostre maschere, mettono a nudo la fragilità più intima dell'uomo moderno e la consapevolezza della caducità dell'uomo. Burton ottiene il plauso del pubblico e della critica con
Beetlejuice - Spiritello porcello, un horror demenziale che sembra quasi (ma sembra solo e quasi) ammettere la veridicità delle parole di Publilio Sirio, Lex universa est, quae iubet nasci et mori (E' legge universale quella che ordina di nascere e morire). Tuttavia
Beetlejuice non è un film negativo che accetta la morte come solo rimedio alla vita, anzi ammette che la vita può essere divertente anche se minacciata dalla morte. Impossibile non riconoscere che la paura più grande dell'uomo è la mortalità della carne: Burton ironizza su di essa con leggerezza colta e le presta un alito di vita, di divertimento, facendocela apparire quasi "divertente". Nel 1989 Burton porta sugli schermi il primo capitolo della saga del Cavaliere Nero di Gotham City:
Batman, oscuro, inquietante, spettacolare, lo farcisce con gran pletora di citazioni che gli amanti dei fumetti non possono non aver riconosciuto.
Batman il ritorno è forse meno originale del primo, ma Burton rimedia subito con la splendida pellicola
Edward Ma mani di forbice. Nel 1993 quel geniaccio di Burton ci entusiasma con un'altra favola nera,
Nightmare before Christmas, scritto e prodotto da Burton e diretto da Tom Selick, un film in animazione molto spettacolare che purtroppo il grande pubblico non ha saputo apprezzare nella sua interezza. Nel 1994 è il momento di portare sullo schermo un commosso omaggio alla cinematografia di serie B:
Ed Wood è la biografia di un regista, un regista strano, forse non geniale, ma che bene si presta alla creatività di Tim. E poi la volta di
Mars Attack!, un altro grande film purtroppo rovinato da una recitazione stiracchiata di un Jack Nicholson, che si limita a sciorinare sorrisi e facce stanche, insomma un Jack Nicholson non di certo come vogliamo ricordarlo in magistrali interpretazioni come
Qualcuno volò sul nido del cuculo e
Shining.
Oggi Tim Burton ci propone il ritorno sullo schermo delle scimmie: ha assicurato alla stampa di mezzo mondo che il suo film non sarà nulla affatto un remake o un sequel del
Pianeta delle scimmie entrato ormai e a ragione nell'immaginario del pubblico più vecchio e di quello più giovane. "Non mi interessava fare il remake o il seguito del
Pianeta delle scimmie; tuttavia mi incuriosiva l'idea di rivisitare quel mondo. Infatti, come molti altri, anche io sono stato colpito dal film originale: è una specie di mito che non può non rimanere radicato nell'animo di chi lo vede. L'idea di rielaborare questo mito mi ha entusiasmato moltissimo". E per evitare equivoci, Burton spiega che "il film originale ha una sua vita autonoma e quello che io voglio fare è di rispettarla": "... Insieme al mio team, noi tutti speriamo di estrarne la parte migliore e, contemporaneamente, di introdurre nuovi personaggi così come nuovi elementi narrativi senza tradire lo spirito dell'originale. Tuttavia è nostro intento ripopolare quel mondo in modo diverso", e io credo che sia il caso di credergli sulla parola.
Il nuovo
Pianeta delle scimmie è prodotto da
Richard D. Zanuck (
A spasso con Daisy, Cocoon, Tutti insieme appassionatamente, Deep Impact) e si avvale di una sceneggiatura firmata dal grande William Broyles Jr. (
Apollo 13, Entrapment, Cast Away) e da Lawrence Konner e Mark Rosenthal. Fra gli altri collaboratori scelti per il nuovo
Pianeta delle scimmie ci sono artisti come
Rick Baker, per il ruolo - in questo caso fondamentale - di responsabile del trucco, vincitore di ben cinque Oscar per
MIB Men in Black e il
Professore matto, il direttore della fotografia
Philippe Rousselot, anche lui vincitore di un Oscar,
Rick Heinrichs, già scenografo nel
Mistero di Sleepy Hollow; la costumista
Collen Atwood, e il compositore
Danny Elfman, e
Chris Lebenzon, che ha curato tutti i montaggi dei film di Burton. Gli effetti visivi speciali saranno curati dalla Industrial Light & Magic.
Sembra insomma che gli ingredienti perché il nuovo film di Tim Burton sia un successo ci sono tutti. Non resta che da aspettare per vederlo sugli schermi e poi, magari, aggiungere un commento possibilmente originale!
Foto tratte dal sito ufficiale. Copyright 2001 by 20th Century Fox