racconto di
Riccardo Coltri


Talent Scout

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RACCONTO

1.

L'uomo afferrò la faccia di Loris, stringendogli le guance fino a che le sue labbra non si atteggiarono in una specie di "U".
- Sto per arrabbiarmi. - disse - Vuoi che mi arrabbi?.
- U!, - rispose Loris, scuotendo la testa.
- Bravo". L'uomo lo lasciò, e Loris si massaggiò le guance indolenzite, guardandolo con gli occhi sgranati e capendo di avere avuto a che fare fino a quel momento con un...
- Sono un poliziotto.
Oh, Cristo.
- Sì?, - disse, fingendo sicurezza. - Ma guarda un po'.
- E tu - l'uomo lo indicò - sei uno spacciatore.
- Ma guarda, guarda. E magari sono anche in arresto.
- La vita è strana, e la gente non è per niente buona.
- Già. Un attimo prima pensi una cosa, e poi, puff. Ti ac-corgi che è un'altra cosa.
- Eh sì. - l'uomo annuì e sorrise. Ed estrasse le manette. -Che tempi. Ora una persona finge di comprare la droga solo per incastrare un'altra persona. Stavamo meglio quando stavamo peggio, secondo me.
- Perfettamente d'accordo. Voglio dire, prendiamo i giovani". Loris fece una smorfia mentre l'uomo gli incrociava i polsi dietro la schiena. - Oggi hanno... (mpf)... tutto!.
Le manette vennero serrate con un tlac.
- Come ti stanno?.
- Eh? Ah, bene, bene. Sai, continuando il discorso: io credo che l'importante sia la salute. Sempre.
- Senz'altro, - fu d'accordo l'uomo. - E una volta gli inverni erano veri inverni. Non come adesso.
- Ah, sì. C'era molto, molto più freddo, una volta.
- Sono sempre i migliori....
- Quelli che se ne vanno. E' vero anche questo.
- Forza, sali in macchina.
- Non possiamo parlare ancora un po'?.
L'uomo gli abbassò la testa per farlo entrare.
Dentro, a tenere fermo Loris, c'erano altre due persone.

2.

Quarantasette giorni con una dieta priva di proteine di origine animale. Niente alcoolici. Niente fumo (qui era stata dura, proprio dura). Niente televisione. Faceva quasi ridere, quest'ultima rinuncia che si era autoimposto, ma in effetti era molto importante: durante gli esercizi respiratori, quando la muscolatura si rilassava progressivamente e le orecchie cominciavano a ronzare, occorreva sgomberare la mente in modo completo. Quindi, anche niente giornali o libri: solo il nulla di un salotto in penombra e silenzioso.
Il termine ufficiale era: viaggio astrale.
L'"io" che si separa dal corpo fisico e se ne va a spasso, di solito galleggiando nell'aria. Una specie di filo o di nastro trasparente lo mantiene unito alla realtà, cosicché non scappi, ma in quel momento, ha la massima libertà: può fare un semplice giro per la stanza, o andare in Cina, o visitare altre dimensioni. Furio Zanintelli aveva impiegato tutta l'estate per imparare bene la tecnica. Ora era "tornato" da pochi minuti e se ne stava aggrappato alla poltrona, al buio, gli occhi sbarrati. Aveva voluto vedere cosa c'era dall'altra parte. Aveva voluto visitare altri mondi, altri universi (un po' come faceva quando "partiva" e componeva sugli spartiti o inventava commedie, nei suoi improvvisi e pazzi slanci di creatività), e c'era riuscito. Come sempre, fin troppo... bene.
Si asciugò gli occhi. Poi alzò il polso, piano, e guardò l'orologio. Erano le ventidue e cinquantaquattro.
Era stato in quell'astronave solo... (Solo due ore?).
Abbassò le sopracciglia quando si accorse che la scritta digitale sul suo Casio informava: TU 18 Martedì diciotto ottobre, duemila. Furio Zanintelli si lisciò le guance a tastare la barba lunga, mentre un lungo brivido gli saliva lungo le braccia. Sabato, domenica, lunedì...
Era stato lassù quattro giorni...

3.

La macchina rallentò ad una curva, poi raggiunse uno spiazzo: un appezzamento di terreno erboso con qualche albero qua e là. Rifiuti un po' dappertutto. Non era una discarica, ma era un buon inizio.
- Facciamo un pic-nic, ragazzi?, - disse Loris.
- Siamo arrivati.
- Un attimo, ma... dobbiamo sul serio scendere qui?.
L'uomo che aveva guidato non rispose. Andò ad aprirgli la portiera. Loris uscì.
- Voi non siete dei veri poliziotti. Giusto?.
I tre uomini lo guardarono e ridacchiarono, disponendosi in cerchio attorno a lui. Uno di loro aveva un manganello, che batteva ritmicamente sul palmo della mano, con fare da duro. Sorrideva, sicuro di sé, e masticava una chewingum con la bocca aperta. - Ah-ah, - disse, scuotendo la testa.
L'altro, un ometto barbuto (assomigliava proprio a Brontolo), aveva un occhio stretto e uno allargato, in un'espressione psicotica. - S-sei un t-tipo sveglio, amore, - gli disse.
Quello che si era finto tossico e lo aveva "arrestato" (Loris capì che doveva essere il leader di quella banda), ora teneva fra le mani alcuni fogli. - Loris Gregori, trentasei anni, - lesse, e Loris sgranò subito gli occhi.
- Come fai a...?.
- Qui c'è scritto che sei un cervellone. - lo fermò subito l'uomo - Non si direbbe. Uhmmm. Studi vari, bla, bla. Parli quattro lingue, fra cui il russo e... ehi! Anche il cinese!.
- Però. Hai capito, il signorino. Parla anche il cinese, - commentò quello che batteva il manganello sul palmo.
- Ma tu p-pensa, - fece Brontolo.
- Sentite... Cosa volete da me?.
- E... uuuh. - continuò il leader - Un ricercatore. Sei stato per cinque anni in un laboratorio scientifico, volevi scoprire una cura per il cancro. E ce l'avevi quasi fatta!.
- Non è carino?, - fece manganello.
- Voleva aiutare la g-g-gente, - concordò Brontolo.
- Perfavore, non....
- Come hai fatto a ridurti così? - volle sapere il leader -Voglio dire, guardati: capellone drogato schifoso che non sei altro. E tutti quei tatuaggi, e orecchini. Cosa ti è saltato in mente? Avevi una carriera, davanti a te, uomo!.
- Io... Non lo so, è che... - ad un tratto, fu come se Loris si stesse confessando - Insomma, ho avuto dei problemi, e allora... Ho cominciato a farmi, e... Poi sempre di più, e....
- Ooooooh, - disse manganello, inclinando la testa da un la-to. - Poverino. Ha avuto dei problemi, lui. Tch.
- Mmm, - fece Brontolo. - Lui che voleva aiutare la g-gente.
I tre si erano avvicinati a Loris di un passo.
- Sentite, perfavore... Vi prego, parliamone!.
- Ehi, il cervellone vuole parlare con noi, - fece presente il leader. - Avete sentito?.
- Ma io non conosco il cinese, - obiettò manganello.
- N-neanch'io, e allora c-c-che si fa?, - disse Brontolo.
- Io dico, - decise il leader - di fare quello per cui siamo venuti fin qui. E cioè dargli una bella botta in testa.
- Concordo.
- Anch'io. E' per q-questo che quelli lassù ci p-pagano.
- No! Aspettate, FERMI!.
I tre si guardarono.
- Ci ha detto: FERMI. - disse il leader - Sentito? Adesso cosa facciamo, ci fermiamo?... Mpfffah ah ah.
- Oh oh oh. Eh eh eh.
- Ma si può sapere cosa vi ho fatto? Si può sape....
- Sogni d'oro, Einstein, - disse manganello, alzando il braccio al cielo.

Continua




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