di Francesco Chiminello


Eganiana
Diaspora

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SPECIALE


Il flusso di coscienza dell'orfano emerse attraverso le nuove connessioni, momentaneamente instabile per la retroazione: io penso che Yatima pensi che io penso che Yatima pensi... Quindi la rete simbolica identificò le ultime ridondanze, tagliò un po' di riferimenti interni, e la regressione all'infinito collasso in una semplice risonanza stabile: Io penso-- (da Diaspora, traduzione discutibile dell'autore)

E' difficile fare una breve recensione di un libro come Diaspora, d'altra parte probabilmente farne una lunga sarebbe più difficile ancora. Se c'è un autore contemporaneo che ricordi la definizione di fantascienza come letteratura delle idee, questi è Greg Egan. Che attingendo a piene mani ad idee, scientifiche e tecnologiche, ancora di frontiera fa provare al lettore odierno quello che forse doveva essere lo shock del lettore che per la prima volta si trovava di fronte all'idea di robot o popolazioni extraterrestri.
Il concetto di intelligenza artificiale vi sembra ormai un dato acquisito della fantascienza? Diaspora vi spiazzerà, quando per la prima trentina di pagine descrive la nascita e le prime esperienze di un'intelligenza artificiale dall'interno: mentre impara a focalizzare i canali di input, quando incontra per la prima volta altri cittadini della polis, i giochi con cui impara a modificare la propria posizione all'interno del panorama, quando imposta sul canale di output una propria icona individuale, dopo aver scimmiottato per qualche tempo le icone degli altri. Fino a quando, tra interesse di alcuni dei cittadini e scorno di altri, non arriva alla realizzazione del sé, all'autocoscienza: solo allora la polis lo farà uscire dall'utero e gli assegnerà un suo codice di crittazione in doppia chiave, l'equivalente per la polis del certificato di identità.
E malgrado Yatima nasca in una simulazione avanzatissima nel trentesimo secolo, da una stringa semi-casuale di una sorta di DNA digitale, e malgrado viva in un paesaggio dove andando a trovare qualcuno ci si deve aspettare che le leggi della fisica (simulata) possano cambiare, come per esempio il numero di dimensioni spaziali oppure lo spettro di funzionamento della vista, malgrado tutto questo Yatima è il povero, piccolo Yatima, l'intelligenza artificiale orfana che vuole capire la matematica.

..."Se togliete la realtà e la coscienza, non resta molto."...
Naturalmente questo è solo l'inizio del romanzo, e per quanto possa suonare strano crea una sorta di normalità, con i viaggi dall'una all'altra delle polis, alcune più liberali, altre estremamente conservatrici nell'imporre solo leggi mutuate dalla fisica dell'Universo reale e icone prese pedissequamente da simulazioni del corpo umano. Già, perché per quanto sembri strano ci sono anche altri essere senzienti che preferiscono non vivere nelle polis ma nella realtà, il loro flusso di coscienza enormemente rallentato rispetto a quello dei cittadini: sia essere umani che gleisner, intelligenze artificiali che però scelgono di vivere all'interno di un corpo meccanico e che hanno curiosi hobby come per esempio deviare in anticipo di centomila anni quegli asteroidi che forse si sarebbero avvicinati troppo alla Terra. Su questo sfondo di normalità inizia poi la parte veramente strana e originale del libro. Capirete dunque come sia un libro difficile da recensire, peraltro molto bello.

Bianca disse, "Benvenuto a Konishi, cittadino Yatima." (...) Gabriel disse, "e benvenuto alla Coalizione delle Polis."
Yatima li fissava (...) cercando di capire cosa fosse successo dentro di loi.

(da Diaspora, traduzione discutibile dell'autore)




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