di Vanni Mongini


Klaatu Barada Nikto

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CINEMA

Continua il grande ciclo di articoli di Giovanni Mongini che esploreranno l'intero sistema solare, osservando gli astri attraverso due diverse lenti, quella della scienza e quella, un po' deformante, del cinema di fantascienza. Dopo la Luna e Marte, questo mese ci addentriamo nello spazio profondo fino ai pianeti giganti.

Capitolo 3. Nel regno dei giganti

Giove visto da 2001: Odissea nello spazio: si vede anche una luna e... un monolito
"Potrai raccontare ai tuoi figli del giorno in cui tutti guardarono in alto e si resero conto che noi siamo soltanto inquilini di questo mondo e che il Padrone di Casa ci ha fatto un nuovo contratto d'affitto ma con il pericolo di essere sfrattati per sempre..."
(2010: L'anno del Contatto di Peter Hyams - 1984)

Il Regno dei giganti nella fantasia

Al di là del pianeta Marte, dopo la fascia degli asteroidi, inizia il regno dei giganti gassosi: enormi sfere che roteano nello spazio circondati da cortine di gas instabili. Mondi probiti per l'uomo, il quale non potrà mai mettervi piede per non essere annullato dalle forze mostruose che governano le albe ed i tramonti provenienti da un Sole lontano.
Circondati da una vasta corte di satelliti ruotano nello spazio Giove, Saturno, Urano e Nettuno, avvolti in una notte eterna rischiarata solo da un piccolo punto che costituisce la forzata prigione attorno alla
quale girano da tempi incommensurabili. La fantasia non ha trattato molto questi grandi pianeti. Più ci allontaniamo verso lo spazio esterno e meno ci sono storie, e film, che parlano di loro, specialmente degli ultimi tre, se si aggiunge l'ancora più lontano ma roccioso Plutone, scoperti in epoche relativamente recenti e questa è una ragione ma l'altra, certo di non secondaria importanza, è che noi non potremo mai scendere su questi mondi travolti da una pressione e da una gravità, oltre che da turbolenze e da venti, enormemente al di sopra delle nostre possibilità fisiche e tecnologiche.
Giove, il gigante del sistema solare, aveva in più una particolarità "tecnica" cinematograficamente più complicata per essere reso visivamente e che era data dalla sua "macchia rossa roteante" e dalle sue striscie di gas turbolenti che non permettevano di costruire un'immagine "fluente" sullo schermo: la resa sarebbe stata poco credibile, come in effetti capita nelle sequenze dei pianeti de La Guerra dei Mondi dove il gigante viene mostrato in un immagine ferma e poco credibile, addirittura con una superficie in fusione, come era credenza di quei tempi (siamo nel 1953).


Fortunatamente, però, abbiamo altri protagonisti nella corte dei giganti gassosi e sono i loro satelliti e, primo fra tutti, il misterioso ed enigmatico Titano, satellite di Saturno, dotato di una densa atmosfera che non ha ancora rivelato la sua superficie. A Titano è stata dedicata la pellicola di Val Guest I Vampiri dello Spazio (Quatermass II, 1957). Il protagonista del film, lo scienziato Bernard Quatermass, era una creazione dovuta alla fertile mente dello scrittore e sceneggiatore Nigel Kneale. Le avventure di questo personaggio, tutto dedito alla scienza ed insofferente alla burocrazia ed alla rigida mentalità militare, verranno portate sullo schermo in altri tre film. Il primo, precedente a quello di cui stiamo parlando, è L'Astronave Atomica del Dottor Quatermass, ancora di Val Guest (Quatermass Xperiment, 1956), L'Astronave degli Esseri Perduti di Roy Ward Backer (Quatermass and the Pit, 1967) tratto, come gli altri, da uno sceneggiato televisivo uscito poi in volume come Quatermass e il Pozzo (Quatermass and the Pit).
Tutte e tre queste storie erano nate dapprima come commedie radiofoniche per poi diventare sceneggiati televisivi e quindi approdare sul grande schermo. Il quarto, nato direttamente per la televisione, fu l'ultimo lavoro di Kneale ispirato al suo personaggio. Da noi s'intitolò Quatermass Conclusion, la Terra Esplode (Quatermass Conclusion, 1980) di Piers Haggard ed era un condensato tratto da uno sceneggiato a puntate. Interprete delle prime due pellicole fu Bryan Donlevy (1899-1972), attore americano scelto dalla sezione USA della Hammer per poter esportare la pellicola anche negli Stati Uniti. L'interpretazione che il vecchio caratterista diede del suo Bernard Quatermass fu stranamente convincente, considerando il fatto che egli soffriva di problemi di alcoolismo e quindi si dovevano girare le sequenze in brevi frammenti senza seguirlo mentre si spostava perché se ne andava a sbattere contro qualunque ostacolo gli si parasse davanti.
Nel film di Backer il ruolo fu sostenuto da Andrew Kier e, nell'ultimo episodio, da John Mills.


Tornando ai nostri Vampiri dello Spazio: esso narra le vicende di un'invasione perpetrata da creature senzienti le quali giungono sulla Terra a bordo di piccoli missili che diventano, a causa dell'attrito, perfettamente simili ad aeroliti. Una volta vicini ad un essere umano i piccoli mostri escono dal loro involucro e s'immettono nell'organismo della vittima annullandone la volontà. La trama è molto simile ad un famoso romanzo di Robert A. Heinlein intitolato Il Terrore dalla Sesta Luna dal quale, nel 1994, è stato ricavato l'omonimo film dal titolo originale The Puppet Masters per la regia di Stuart Orme. Caso praticamente unico nella storia del cinema di fantascienza è il fatto che la pellicola porti il titolo italiano del romanzo da cui è tratto cosa che starebbe a dimostrare come, negli uffici della distribuzione nostrana, ci sia stato qualcuno che non solo conosceva il romanzo ma, addirittura, sapeva come era stato intitolato nel nostro paese. Per il mondo della distribuzione, un pianeta a sé stante dove si ragiona solo in termini d'incassi per cui parlare di una pellicola è come parlare del teorema di Pitagora ad un Trifido, è un evento senza precedenti.
Un esempio di quanto andiamo dicendo ci potrebbe venire proprio da Luigi Cozzi, il quale dovette spiegare ai distributori della Warner che il film Terrore dallo spazio Profondo era il "remake" di Invasione degli Ultracorpi perché, per loro, era una storia assolutamente inedita...

Continua




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