il momento dell'ironia con Francesco Grasso

La penna più ghignante e velenosa della SF italica. Si sta battendo da anni, in campo internazionale, per far ammettere la perfidia tra le discipline olimpiche.


La Bujold in topless

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SOTTO SPIRITO

Tutte le statistiche lo confermano: un titolo che suona arrapante dona a un articolo su internet buone probabilità di essere letto. Dunque ammettetelo: avete cliccato su questa pagina cedendo a un allupato impulso da satiro. Be', concedetemi il gioco di parole: niente satiri, avete di fronte solo satira. La signora Lois McMaster Bujold, ospite del vasetto "Sotto spirito" di questo mese, non ha nulla da temere: la sua virtù non è in pericolo, vogliamo solo omaggiarla e, perché no, ridere un po' con lei.

La Signora degli Hugo: non c'è altro modo di definire Lois McMaster Bujold. Ammirati e attoniti di fronte alle vagonate di premi e riconoscimenti letterari arraffati dalla scrittrice americana, la domanda porge spontanea: come diavolo si fa a vincere tanti Hugo? Dal momento che il suddetto premio viene assegnato dal pubblico dei lettori e non da una giuria ristretta, le maligne ipotesi (Li avrà pagati? Se li sarà fatti tutti?) che altri riconoscimenti multipli fanno normalmente sorgere (ad esempio, non so, verso chi vince per due volte il Premio Urania) sono evidentemente senza fondamento.
Esiste dunque una "formula Bujold" per il successo letterario? Se sì, quale potrebbe essere? E come si fa (magari!) a replicarla?
Di certo, l'universo narrativo creato dalla Bujold, in cui la scrittrice invariabilmente ambienta le sue storie, ha il merito di essere robusto, fascinoso e intrigante. Per chi avesse l'orrida colpa di disconoscere l'opera della Bujold, ricordiamo in due parole di cosa si tratta... Il protagonista indiscusso dei romanzi della scrittrice americana è Miles Vorkosigan, l'erede di una delle grandi famiglie nobiliari di Barrayar, pianeta dominato da una casta di nobili guerrieri (i Vor) e da una concezione sociale/politica a metà strada tra il feudalesimo e il Padrino parte III. Miles è un personaggio convincente e umanissimo, sfigato come pochi (quando sono cominciati i suoi guai non era neppure ancora venuto al mondo, è nato gracile e nanerottolo in un mondo che considera il vigore fisico un valore primario), ma dotato di una parlantina straordinaria, di una capacità di inventare balle stratosferiche e di infinocchiare le persone da fare invidia a Silvio Berlusconi.
I più riusciti romanzi della Bujold (ricordiamo L'apprendista, Il gioco dei Vor, Barrayar, I due Vorkosigan) seguono più o meno lo stesso riuscitissimo canovaccio, che vede Miles cacciarsi in guai allucinanti e apparentemente senza soluzione, da cui invece esce all'ultima pagina (non solo sano e salvo, ma anche trionfatore) grazie a truffe/doppi giochi/imbrogli e un'abilità d'intelligence a metà strada tra LeCarré e Nanni Loy. Il lettore non riesce a staccarsi dalla vicenda perché (come in un giallo in cui l'assassino si riveli all'ultima riga) la curiosità di vedere come il protagonista riuscirà a cavarsela diviene insostenibile.
La formula della Bujold sembra quindi la classica "crea un personaggio vincente e non lo mollare più" che del resto ha fatto la fortuna di tanti altri scrittori (ad esempio, in Italia, Valerio Evangelisti). Ma è sufficiente questo per spiegare la pioggia di premi Hugo? Crediamo di no. L'aver inventato un Forrest Gump fantascientifico (le affinità tra Miles Vorkosigan e il personaggio interpretato da Tom Hanks sono tali che viene da chiedersi chi abbia ispirato chi) è solo una parte della risposta. L'ulteriore merito della Bujold è quello di aver saputo costruire, intorno al suo eroe (o meglio, antieroe) un background straordinariamente concreto, variegato e credibile, uno scenario da Dinasty galattica, un intreccio di vicende e personaggi da telenovela (nel senso buono del termine) fantascientifico, una vera e propria Soap Space Opera.
Onore al merito, dunque. Da sinceri appassionati delle rocambolesche vicende di Miles Vorkosigan, ci sentiamo autorizzati a omaggiare la brava e ingegnosa Lois con un "falso d'autore" che, lo diciamo sperando di non deludervi, è un capello meno perfido e "bastard inside" dei nostri standard tradizionali (un capello corto, ovviamente). Buona lettura.

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