di Silvia Treves


Le molte anime della fantascienza

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REPORT

Se uno dei temi portanti del convegno era il rapporto tra fantascienza e scienza, l'altro, che sta diventando sempre più preminente nella narrativa di genere - non soltanto fantascientifica - dei nostri anni, è quello della comunicazione nelle sue varie forme, dall'uso dei media alla percezione degli altri e del mondo.

Danilo Arona
L'impatto mediatico della fantascienza - e più in generale della produzione di genere - è da anni uno dei terreni di studio di Danilo Arona, che nella sua relazione ha parlato di "generi contaminati", con ampi riferimenti soprattutto al cinema, sostenendo la tesi molto stimolante che la fantascienza "intesa come parte intregrante spesso soltanto 'estetica', ma fondamentale nel processo d'impatto sul pubblico", sia diventata - sullo schermo e non solo - un "meta-genere", la "'fantascienza metropolitana' alla Blade Runner, che ingloba in sé codici del noir e del thriller, relegando la fantascienza 'propriamente detta' a quasi esclusivo 'contenitore scenografico'". La contaminazione con temi e stili neri, gialli e orrore diventa quindi un metodo, uno strumento per descrivere una realtà che sovente gioca d'anticipo sulla fantascienza. Di fronte all'incalzare del reale la fantascienza, invece di scomparire, è quindi divenuta un "mega-genere", un modello che il pubblico ha recepito ben prima della critica ufficiale.

Dunque, attualmente la fantascienza non è più soltanto un genere, checché ne dicano i puristi, ma contemporaneamente uno sfondo e un angolo dal quale guardare e comprendere (o ammettere di non comprendere) il reale. Ma dove si incontrano, se si incontrano, le sue varie anime: quella "scientifica", quella "storico-politica", quella recente di "contenitore scenografico", e quella ludica e avventurosa di un tempo?
Ha fornito una risposta stimolante Nicoletta Vallorani, partendo dalle origini colte e popolari della fantascienza per approdare alle sue valenze sociali e politiche. La fantascienza è un crocevia, ha spiegato Vallorani, un luogo liminare del pensiero - della scrittura, della narrativa - nel quale convergono meticciati di ogni tipo: culturali (cultura scientifica e umanistica, cultura alta e cultura popular), tematici, linguistici, comunicativi. E' questa sua origine meticcia e spuria a renderla così flessibile, così adeguata a interrogarsi sul mondo: un mondo visto anche dal basso e controluce, per svelarne gli aspetti meno consolanti e più sporchi. La fantascienza parte dal presupposto che scienza, conoscenza, padronanza dei linguaggi e delle forme di comunicazione siano strumenti di potere. Questi, in realtà, sono i suoi nova, i suoi temi di sempre: scoperte scientifiche che cambiano il mondo, nuove forme di energie che consentono viaggi interstellari, manipolazioni e ibridazioni genetiche e neurali, nuove forme di comunicazione. Di questi nova la fantascienza studia, compiendo esperimenti mentali spesso molto rigorosi e "sporcandosi le mani", gli effetti, talora devastanti, sulle nostre vite.

Anna Dal Dan
Ma, al di là di alcuni riconosciuti capolavori del genere, prove convincenti delle riflessioni di Vallorani, un racconto di fantascienza può essere contemporaneamente una storia avvincente e un discorso rigoroso sul potere, una perorazione efficace dei diritti umani?
Può. Questa la convinzione di Anna Feruglio Dal Dan, una degli organizzatori della prima edizione del Premio Omelas - fantascienza per i diritti umani - in collaborazione con Amnesty International. "Può" non significa "deve", naturalmente, non tutta la fantascienza - e non tutta la produzione di un certo autore - deve per forza essere concentrata su temi etici; ma la natura liminare e spuria della fantascienza e la sua vocazione ad allestire esperimenti mentali ne fanno un territorio privilegiato e uno strumento efficacissimo per esaminare scenari estremi dove i diritti umani vengono violati o, al contrario, per immaginare mondi migliori di questo, dove quegli stessi diritti umani vengono tenuti in maggior considerazione.
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