
"Non si può fare un remake di un classico che se vuoi puoi sempre andare a rivedere, come faccio io. Questo film è piuttosto la re-immaginazione di una favola, una rivisitazione della mitologia del mondo alla rovescia in cui le scimmie dominano sugli uomini". Così Tim Burton sul nuovo Planet of the Apes da lui diretto uscito questo mese anche in Italia. Ma è difficile non fare un confronto con l'originale.
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| Charlton Heston (poco riconoscibile sotto il pesante trucco) questa volta è una scimmia |
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E' difficile rifare i grandi capolavori della storia del cinema, soprattutto quelli legati al mondo della fantascienza:
Il pianeta delle scimmie è tra questi e non fa alcuna eccezione.
Attenzione: non bisogna commettere l'errore di paragonare il film del 1968 con Charlton Heston (che qui ha un piccolo cameo) con la versione di oggi. Sono passati trentatré anni e lo stile immaginifico di Burton riesce a iniettare nuova linfa nella visione delle scimmie antropomorfe che hanno trasformato gli umani in esseri subalterni. Il problema è che se del primo film manca l'afflato maniacale e spirituale, quello che è peggio è il fatto che Burton ha teso a semplificare la trama, rendendo la sceneggiatura più adatta ad un pubblico di bambini che ad uno di adulti. Molto non viene spiegato ed il gioco è tutto teso alle battute e alla semplicità estrema.
L'errore più grande è poi il fatto che per non ambientarlo sulla Terra, Burton ricorre ad alcuni artifici necessari per mantenere la sorpresa finale. Immancabile, ma deludente.
Planet of the apes è un film semplicistico che - sebbene visivamente lussureggiante - colpisce per la sua ovvietà e il suo finto senso religioso. Ci sono alcune battute carine, ci sono degli attori bravissimi come Mark Wahlberg, Michael Clarke Duncan, Helena Bonham Carter, la bellissima testimonial di Chanel Estella Warren e un eccezionale Tim Roth, ma quello che manca è un senso ultimo e profondo per una storia che ha ancora molto da offrire, a patto di non dovere soddisfare in maniera smaccata e a tutti i costi il box office. Tra battaglie e dialoghi eccessivamente veloci è venuto meno il senso politico e pacifista della prima storia, in cambio di una giusta accelerazione in senso animalista ed ecologista.
L'errore fatale sta nel fatto, però, che gli umani di questo film parlano e quindi non ci capisce bene quale sia - in fin dei conti - il vero discriminante tra i due mondi. Le scimmie disprezzano gli uomini, ma perché, viene da domandarsi non parlano con loro? Perché non tentato di capire il fatto che hanno la stessa lingua e - poi - dove hanno preso i cavalli?
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Titolo Planet of the apes
Titolo originale Planet of the apes
Produzione USA, 2001
Regia Tim Burton
Sceneggiatura William Broyles, Mark Rosenthal & Lawrence Konner
Cast Mark Wahlberg, Helena Bonham Carter, Estella Warren, Michael Clarke Duncan, Tim Roth, Paul Giamatti, Kris Kristofferson
Distribuzione 20th Fox
Durata 110 minuti
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   buono |
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Il resto risulta eccessivamente marcato. In attesa, forse, di un seguito che non arriverà mai e di una rilettura genialoide di una trama tanto forte, non schiava della dittatura dei produttori hollywoodiani.
Planet of the apes è un film appassionante e divertente, ma non ha niente a che vedere con il suo predecessore, perché non lascia nulla allo spettatore in più di quando è uscito. Anche la mistica delle scimmie, con il loro culto per l'animale che li ha liberati sembra qualcosa di appiccicaticcio su un film fatto di effetti speciali e - soprattutto - di grandi scene di massa, decisamente impressionanti.
Inoltre, il personaggio di Wahlberg non è approfondito, costretto in una gabbia alquanto superficiale e poco convincente. Ed è soprattutto il finale - per forza a sorpresa - ad inficiare una storia dove la fantascienza e l'allegoria dell'inversione di ruoli tra uomo e scimmia è ridotta a mero cliché.