a cura di Alessandro Vietti


Delos delle Scimmie - Il film originale

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SPECIALE


33 anni fa usciva Il pianeta delle scimmie, un film "fenomeno" destinato a fare epoca, una pellicola che divenne ben presto un cult movie e il cui incredibile successo diede l'impulso per addirittura quattro sequel realizzati nell'arco di soli cinque anni. Ecco come andarono le cose.

"Cornelius, sii scimmia!"

Cosa mai ci troveremo di così affascinante nelle scimmie? La domanda sorge spontanea se ci rendiamo conto di quanto i primati siano stati protagonisti dell'immaginario dei primi cento anni di cinema. Senza considerare le sterminate apparizioni di Tarzan e della sua controparte pelosa (a oggi l'Internet Movie Database conta una novantina di titoli su Tarzan), di quadrumani più o meno famosi passati per il grande schermo ce ne sono veramente una quantità da far girare la testa. Dal primo King Kong del 1932 di Morian C. Cooper e Ernest B. Shoedsek con tutta la sterminata "prole" legittima e non che avrebbe avuto, a Il Re dell'Africa (1949, Mighty Joe Young - ancora di Ernest B. Schoedsack), di cui abbiamo assistito a un recente remake ne Il grande Joe (1998, Mighty Joe Young - di Ron Underwood); dal mediocre Bonzo, la scimmia sapiente (1951, Bedtime for Bonzo - di Frederick de Cordova), in cui un tal Ronald Reagan vestiva i panni di un professore convinto di provare le sue teorie sulla formazione del carattere allevando uno scimpanzé come un figlio e andandoci pure a letto insieme (!), fino al più recente e interessante Monkey Shines - Esperimento nel terrore (1988, Monkey Shines - An Experiment in Fear - di George A. Romero), passando per le indimenticabili scimmie della lunga sequenza di apertura di 2001: odissea nello spazio (1968, 2001: A Space Odissey - di Stanley Kubrick). Nel corso degli anni, insomma, i produttori cinematografici hanno sempre dimostrato di avere una speciale predilezione per i nostri "cugini" quadrumani. E allora torna la domanda iniziale. Perché? Perché le scimmie? Perché gli animali "umanizzati" - e che cosa, meglio di una scimmia, è possibile "umanizzare"? - mettono in ridicolo le debolezze degli esseri umani? Perché proprio per questo più facilmente ci fanno ridere o ci fanno paura? Oppure perché costituiscono una sorta di malinconico amarcord genetico, di atavico ricordo di com'eravamo qualche migliaio di anni fa? O... di come potremo essere tra qualche migliaio di anni?

Il francese dei "primati"


Un'idea di questo genere, peraltro non del tutto originale (nel 1941 in Gorilla sapiens, Genus Homo, L. Sprague de Camp e P. Schuyler Miller immaginano proprio uno scenario futuro dove le scimmie sono i nuovi dominatori del pianeta), scattò a Pierre Boulle, un ingegnere elettrotecnico francese con la vocazione della scrittura che nel 1963 pubblicò Il pianeta delle scimmie (La planète des singes, ed. it. Classici Urania n. 292 - Mondadori) tra l'indifferenza generale. Va detto che a quell'epoca, Boulle aveva già firmato un romanzo che, se da un lato non aveva sbancato le librerie, dall'altro aveva invece sfondato attraverso il grande schermo. Già, perché sono di certo in pochi coloro che sanno che Pierre Boulle è l'autore de Il ponte sul fiume Kwai (1952, Le pont de la rivière Kwai), romanzo dal quale nel 1957 venne tratto il celeberrimo omonimo film di David Lean con William Holden e Alec Guinness, leggendaria pellicola bellica destinata a restare negli annali della cinematografia. Tuttavia, malgrado le sue numerose opere impegnate sul fronte della guerra e ambientate nel sud-est asiatico, luogo che Boulle conosceva bene grazie a una sua lunga permanenza in Malesia e Indocina a partire dal 1938 dove servì l'esercito e i servizi segreti francesi durante la Seconda Guerra Mondiale, non abbiano mai fruttato a Boulle la ribalta letteraria internazionale, sembra esserci stato un insolito destino che lo ha portato ad avere fortuna a Hollywood, visto che due suoi romanzi divennero autentici "cult movie" che passarono alla storia del cinema. E se per Il ponte sul fiume Kwai è, se non prevedibile, almeno assai ragionevole, visto che Boulle aveva descritto una realtà che aveva vissuto in prima persona, per Il pianeta delle scimmie il fenomeno risultò del tutto inatteso, tanto più che Boulle non era mai stato uno scrittore di letteratura fantastica prima di quell'esperienza, né lo sarebbe più stato in futuro. Forse è per questo che il grande successo del film non lo impressionò mai particolarmente, poiché da sempre Boulle considerò questa sua opera come "minore". Con tutta probabilità, proprio perché Boulle non era uno scrittore di fantascienza, non si era reso conto di quanto potente fosse la sua idea. E se c'è una cosa che la fantascienza e il cinema hanno in comune è proprio questa: il bisogno di idee potenti.

Una sceneggiatura... quadrumane!

Tutta la saga in DVD
La versione in DVD di Planet of the apes sarà spettacolare. Ne sono certi i dirigenti della Twentieth Century Fox che proprio per il film di Tim Burton hanno sperimentato l'introduzione di Dvd makers sul set. Così mentre Burton lavorava tranquillamente alla sua nuova storia, altri raccoglievano materiale che verrà pubblicato in Dvd intorno alla prossima primavera.
Si dice che il disco digitale con la sua nota versatilità offrirà allo spettatore la possibilità di trovare i punti di contatto tra la storia narrata da Tim Burton e quella dei cinque film della serie originale, anche loro ripubblicati in Dvd in un cofanetto che sarà disponibile ad ottobre nei negozi.

Nel frattempo il primo film è già da qualche mese arrivato sugli scaffali dei megastore:


Planet of the Apes
Di Franklin J. Schaffner con Charlton Heston, Roddy McDowall, Kim Hunter
Lire 54.900
Lingua: Italiano, inglese, francese
Sottotitoli: Italiano, inglese, francese, olandese, greco
Extra: Trailer dei 5 film della saga del pianeta delle scimmie
Galleria fotografica

Prenota da Amazon UK
(esce l'8-10-2001; costo: £13.99)


Il cofanetto, invece, in una confezione anch'essa spettacolare con le seguenti caratteristiche:


Planet of the Apes Collection
6 dischi
Galleria fotografica
Link sul web
Gioco interattivo
Sito contenuto nel dvd
Documentario di due ore sulla serie con Roddy McDowall
Formato widescreen

Prenota da Amazon UK
(esce l'8-10-2001; costo: £33.99)


Insomma, tutti i crismi per diventare un oggetto di culto per i cinefili come sono stati il cofanetto di Alien e quello dedicato al cinema di Kubrick. (MS)

Si era intorno al 1964 e un'idea potente per un film la stava cercando Arthur P. Jacobs, un produttore che fino ad allora non aveva avuto grosse fortune, e il cui film più ambizioso, Doctor Dolittle (1967, Il favoloso dottor Dolittle - di Richard Fleischer con Rex Harrison e Samantha Eggar), di lì a qualche anno si sarebbe rivelato un vero e proprio flop al botteghino nonostante la presenza di una star come Harrison. Jacobs doveva essere un grande amante degli animali, perché dopo aver prodotto gli animali parlanti, stava cercando un soggetto su King Kong, senza però rifare King Kong, anche perché negli anni '60 quello del gorillone devastatore a spasso per New York era un soggetto già sfruttato fino all'osso. In quel periodo Jacobs era a Parigi e venne chiamato da un agente letterario che gli spiegò cos'aveva per le mani. Era un soggetto davvero interessante, ma sembrava davvero troppo difficile da raccontare su uno schermo. Jacobs si fece raccontare più dettagliatamente il romanzo di Boulle e ne fu entusiasta fin da subito. Inutile dire che non ebbe esitazioni e i diritti furono subito suoi.
Da allora seguirono quasi tre anni e mezzo nel limbo dello sviluppo. Il primo passo fu realizzare una solida riduzione cinematografica a partire dal romanzo. E chi, a quell'epoca, poteva garantire un prodotto di sicuro valore nel campo del cinema fantastico se non il creatore della più famosa serie TV fantastica dell'epoca? Così, in prima battuta, Jacobs affidò il romanzo di Boulle a Rod Serling, l'ideatore di Ai confini della realtà (Twilight Zone) il quale, in un anno e mezzo, produsse oltre 30 bozze nella maggior parte delle quali le scimmie vivevano in un mondo moderno leggermente modificato rispetto a quello reale in modo da adattarsi alle caratteristiche e alle esigenze dei primati. Ma per Jacobs, che doveva sborsare i quattrini, era uno scenario troppo costoso e si rivolse a Michael Wilson, il quale, sebbene non accreditato, aveva tra l'altro già lavorato proprio sulla sceneggiatura de Il ponte sul fiume Kwai. Il suo compito era di fare una revisione al lavoro di Serling e abbassare il budget della pellicola a circa due milioni di dollari. Wilson si mise al lavoro e alla fine, la versione che venne filmata fu proprio la sua, sebbene con cambiamenti ulteriori apportati nel corso della produzione, compreso il finale. Ma a quello ci arriveremo dopo. Prima bisognava che Jacobs riuscisse a trovare uno studio disposto ad accogliere il suo progetto e, per far questo, una buona sceneggiatura non bastava. Ci voleva un regista e, soprattutto, una star.

Mosè tra le scimmie

Non vedo! Non sento! Non parlo!
Non vedo! Non sento! Non parlo!
Dietro la macchina da presa Jacobs "risparmiò", ingaggiando il poco conosciuto Franklin J. Schaffner, regista esperto soprattutto in produzioni televisive, e quello che mise da parte lo investì in ciò che doveva fare realmente da traino al film. La stella indiscussa. Il protagonista carismatico e affascinante che tutti avrebbero voluto vedere, ancor prima di vedere il film.
La scelta cadde su Charlton Heston che a quell'epoca era all'apice della carriera, con all'attivo titoli come Il più grande spettacolo del mondo (1952), I dieci comandamenti (1956), Ben-Hur (1959) e El Cid (1961), tanto per citarne alcuni. Il 5 giugno 1965, Jacobs chiamò Heston e lo convocò per fargli la sua proposta, che Heston trovò subito molto interessante, pur non avendo ancora letto niente. E quando due giorni più tardi, su un aereo per Chicago, Heston terminò di leggere la sceneggiatura e il romanzo, fu definitivamente convinto che si trattava di una "meravigliosa idea per un film" e diede subito il suo assenso: avrebbe accettato volentieri il ruolo di protagonista. Così, Jacobs aveva tutto quello che serviva: una sceneggiatura, un regista e una star. Poteva presentarsi alla 20th Century Fox, ma non era così facile e Jacobs non era un produttore sulla cresta dell'onda. Era però testardo ed entusiasta all'inverosimile e non si perse mai d'animo. Alla fine ci vollero altri 18 mesi, prima che Jacobs riuscisse a convincere Richard Zanuck, capo dello studio, a prendere in considerazione la sua proposta. Zanuck lesse lo script e ne restò impressionato. Anche il nome della star era una garanzia indiscutibile. C'era solo un ma... "Ma per le scimmie non potete mica usare scimmie vere, no?" disse Zanuck. "Ciò significa che le scimmie saranno attori truccati. E che cosa succede se la gente riderà al trucco? Non è mica una commedia, questa!"
Quello sollevato da Zanuck non era certo un ostacolo trascurabile: truccare degli uomini da scimmie in maniera da farli sembrare credibili, in modo, almeno, che il pubblico non ridesse, era fondamentale. Ma Jacobs aveva già la risposta. Se c'era qualcuno in grado di farlo, era il mago del trucco di allora, John Chambers.

Il trucco c'è, ma...

John Chambers (1922-2001) si fa fare barba e capelli da una delle sue scimmie!
John Chambers (1922-2001) si fa fare barba e capelli da una delle sue scimmie!
Furono numerosi i problemi che John Chambers dovette risolvere per giungere a una rappresentazione credibile della conformazione facciale scimmiesca. Tra i più spinosi c'era l'espressività, ovvero la possibilità da parte dell'attore sotto il trucco di poter riprodurre col suo vero viso sul viso posticcio, un certo numero di espressioni facciali. Poi c'era l'assoluta necessità di avere la sincronizzazione delle labbra interne con quelle esterne. E infine la voce, registrata in presa diretta, doveva sembrare naturale e non risuonare come se provenisse da una qualche caverna all'interno del corpo della scimmia. Ci vollero parecchie settimane di febbrile lavoro da parte di Chambers e del suo staff, e un budget di ben 50.000 dollari, solo per effettuare una ripresa di prova, condizione che la Fox aveva posto per poter rendersi conto della fattibilità del progetto e dare il via libera a Jacobs.
I primi risultati dell'incredibile lavoro di Chambers li esaminò una commissione della 20th Century Fox che avrebbe dovuto decidere del destino delle scimmie. Era il 15 marzo 1966 e Zanuck e il piccolo gruppo di dirigenti ed esperti si trovavano in una piccola sala di proiezione a New York. Erano solo 5 i minuti di pellicola montata da visionare, ma sarebbero bastati per vedere la reazione di quegli spettatori dal palato fine. Le immagini consistevano in una semplice conversazione tra Charlton Heston e Edward G. Robinson, che poi non sarebbe apparso nel film per alcuni problemi di claustrofobia causati dal trucco (la sua parte fu rilevata poi da Maurice Evans), vestito e truccato da scimmia. A Zanuck l'idea del film piaceva molto e per questo aveva accettato il rischio del test e aveva speso quell'enorme quantità di soldi per realizzare quei cinque minuti, ma lo aveva detto eloquentemente a Jacobs prima di partire per New York: "Se ridono, siamo morti!"
Nella piccola sala di proiezione le luci si spengono, il ronzio del proiettore parte, lo schermo si illumina... Rideranno?
No, i "papaveri" della Fox non risero, anzi trovarono il trucco molto plausibile. E Zanuck poté trarre un sospiro di sollievo: i suoi 50.000 erano stati "ben spesi" e Jacobs aveva il permesso di procedere. Era il momento di decollare per il pianeta delle scimmie.

Vita da scimmie

Kim Hunter/Zira (1922- )
Kim Hunter/Zira (1922- )
Le riprese iniziarono a Page, nel deserto dell'Arizona, il 21 maggio 1967. E cominciarono subito male. Il fatto è che, una produzione che dovrebbe basare la quasi totalità del suo successo sul trucco e sugli effetti speciali, non dovrebbe fermarsi solo perché mancano delle barbe finte! Invece fu proprio quello che accadde. Il primo giorno le riprese iniziarono in ritardo perché la barbe ordinate per gli astronauti che si risvegliano dopo un sonno di centinaia di anni (e non avevano tempo di farsele crescere!) non erano state consegnate in tempo. "Non ho mai capito," scrive Heston sul suo diario quella sera, "perché il primo giorno di riprese di un film, non importa quanto sia buona la troupe, né quanto ben organizzato sia il programma, non c'è mai niente che vada per il verso giusto!"
Ma anche quando le cose andavano per il meglio, la vita sul pianeta delle scimmie, non era rose e fiori. Ironia della sorta, soprattutto per le scimmie. Per loro, e soprattutto per i protagonisti scimmieschi, Kim Hunter (Dottoressa Zira), Roddy McDowall (Cornelius) e Maurice Evans (Professor Zaius), il trucco era particolarmente curato dovendo, non solo recitare, ma sostenere anche numerosi primi piani. E questo li costringeva tutti i giorni a una sveglia alle 5 del mattino per un'estenuante seduta di trucco che poteva durare fino a quattro ore. E finché si stava dentro i grossi camion condizionati andava bene, ma quando si doveva uscire per girare, la temperatura del deserto superava facilmente i 50 gradi centigradi e non solo sfibrava gli attori, ma faceva letteralmente squagliare il costoso ed elaborato trucco sulla loro faccia. Spesso inoltre gli attori dovevano restare truccati dal mattino alla sera e per questo non si poteva loro togliere il trucco durante le pause, cosa che risultava tutt'altro che agevole. Per mangiare c'era bisogno di uno specchio per vedere dove infilare il cibo rigorosamente sminuzzato a dadini. Stufati e cibi brodosi erano stati vietati. Gli attori che fumavano erano costretti a dotarsi di lunghissimi bocchini e, infine, anche recitare non era semplice, perché la presenza dello spesso strato di trucco in un certo senso smorzava le emozioni e bisognava esagerare con la mimica facciale, in maniera che le emozioni fossero poi rappresentate all'esterno in maniera adeguata.

Un raffreddore provvidenziale

Maurice Evans/Zaius (1901-1989)
Maurice Evans/Zaius (1901-1989)
La produzione rimase nel deserto poco più di due settimane. Il 7 giugno si spostò ai teatri di posa della Fox di Los Angeles, nelle cui vicinanze si sarebbero girate poi altre sequenze in esterno nelle Santa Monica Mountains a nord di Malibu. Il trasferimento risolse i problemi di caldo, ma il cambiamento di clima provocò un terribile raffreddore a Charlton Heston, cosa che non gli era quasi mai capitata durante la lavorazione di un film. Era il 13 giugno e l'attore si sentiva davvero male, aveva la voce roca e per questo era di cattivissimo umore. Ma non tutto il male alla fine venne per nuocere, perché l'abbassamento di voce si rivelò ideale per l'unica battuta che Heston dovette pronunciare quel giorno. Si trattava proprio della prima frase che Taylor pronuncia davanti alle scimmie dopo essere guarito dalla ferita alla gola. E ancora oggi è possibile sentire la voce alterata dal raffreddore, in quella che è considerata una delle battute più famose del film: "Take your stinking paws off me, you damn dirty ape!" ("Toglimi quelle zampacce di dosso, maledetto sporco gorilla!").
Per tutta la durata della produzione, Schaffner fu sempre in affanno cercando di mantenere il programma di riprese, considerato anche che la Fox, in un attacco di panico da costi, aveva tagliato il budget prima ancora dell'inizio della produzione, diminuendo il numero di giorni di riprese previsti da Schaffner da 55 a 45. Ad ogni modo, il 10 agosto il regista riuscì a terminare le riprese secondo il programma "ristretto". Ma neanche negli ultimi giorni andò tutto liscio. L'ultima cosa che ci fu da risolvere fu infatti la questione del finale.

Il finale "maledetto"

Maledetti! Maledetti per l'eternità! Tutti!
Maledetti! Maledetti per l'eternità! Tutti!
La sceneggiatura com'era stata scritta da Michael Wilson terminava già in maniera molto diversa dal libro di Boulle, in cui della famosissima scena con le rovine della Statua della Libertà immerse per metà nella sabbia della spiaggia, non c'è neanche l'ombra (Boulle restò sempre abbastanza tiepido su quella scena e, malgrado il grande apprezzamento di critica e pubblico, disse di preferire il finale originale del suo libro). Ma nemmeno il finale della prima versione consegnata da Wilson a Jacobs venne filmato com'era stato scritto. In quella versione il film terminava con Taylor (Heston) che veniva ucciso da una fucilata esplosa da una scimmia proprio nel momento in cui si trovava davanti alla Statua, e Nova (Linda Harrison), la sua splendida compagna umana, incinta del figlio di Taylor, fuggiva nella Zona Proibita oltre la Statua. Ma questo finale fu criticato da qualche alto esponente della Fox che pare lo avesse trovato molto sgradevole. Così Schaffner optò per lasciare Taylor in vita e fargli pronunciare l'ultima famosa battuta del film ("God damn them! God damn them all to hell!", "Maledetti! Maledetti per l'eternità! Tutti!") che, a quanto Heston riporta sul suo diario, avrebbe scritto lui stesso. Ma quella disperata, violenta maledizione lanciata all'umanità intera faceva paura a Zanuck che temeva venisse considerata una bestemmia dal pubblico e che contravvenisse al "Codice di Produzione" secondo il quale certe cose nel film non si potevano dire. In effetti, a questo proposito va osservato che, forse per il medesimo motivo, nella versione italiana la parola "Dio" non viene pronunciata da Heston, e in questo modo la traduzione risulta sostanzialmente differente rispetto all'originale (nell'originale Heston invoca Dio affinché maledica gli uomini, nella versione italiana è in pratica Heston che maledice gli uomini). Ad ogni buon conto, la Fox richiese che fossero girate tre versioni diverse e più edulcorate di quella scena finale in modo da dare la massima possibilità di scelta agli studi in fase di montaggio. Ma fu lo stesso Heston a convincere Zanuck a mantenere la battuta originale e a non girare altre versioni. "Non sto bestemmiando," avrebbe detto l'attore a Zanuck. "Sto invocando Dio di dannare all'inferno la gente che ha distrutto la civiltà". Zanuck si convinse e la battuta rimase nella storia, come nella storia rimase l'intero film...

La fede, la scienza e la stoltezza umana

Taylor: una prova dell'eresia scientifica di Cornelius e Zira
Taylor: una prova dell'eresia scientifica di Cornelius e Zira
... Una spedizione di quattro astronauti, tre uomini e una donna si trova in viaggio a una velocità prossima a quella della luce, verso una destinazione non meglio identificata. Gli astronauti si sono messi in una sorta di ipersonno, dal quale vengono improvvisamente risvegliati a causa del naufragio del loro veicolo nel lago di un pianeta sconosciuto. Per un attimo il display della nave mostra la data terrestre 25/11/3978. Immediatamente gli uomini scoprono che, il quarto membro dell'equipaggio, la donna, è morto durante il viaggio e si mettono in salvo, mentre la loro astronave si inabissa. Il pianeta ha un aspetto assai ostile e sembra completamente senza vita (secondo la battuta di uno dei personaggi, il pianeta non possiede neanche lune e quest'affermazione resta inspiegata, visto che poi si scoprirà che il pianeta in questione è la Terra), e i tre si mettono in cammino in cerca di qualcosa che possa garantire la loro sopravvivenza, visto che hanno provviste solo per tre giorni. A mano a mano che procedono, i tre trovano finalmente segni di vegetazione fino ad approdare in una specie di vera e propria giungla dove ne approfittano per fare un bagno sotto una cascata. E' in quel momento che un gruppo di umani, apparentemente selvaggi, prende loro i vestiti e le attrezzature e scappa nella vegetazione.

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I tre astronauti li rincorrono e si trovano nel bel mezzo di una battuta di caccia condotta da un gruppo di gorilla a cavallo e a piedi, armati di fucili e bastoni. Uno dei tre astronauti viene ucciso, mentre Taylor viene ferito alla gola (palese espediente per non consentirgli di articolare parola come gli umani selvaggi fino a uno dei momenti cruciali del film) e catturato insieme al suo terzo compagno. Taylor viene così trasportato in una specie di zoo-laboratorio dove la Dottoressa Zira, una scimpanzé psicologa veterinaria, intuisce immediatamente che c'è qualcosa di speciale in lui a causa degli strani vestiti che indossava al momento della cattura e dell'apparente incredibile capacità di articolare parola, pur senza riuscirci. Per questo prende a chiamarlo "Occhi-vivi" ("Bright-eyes") e gli concede anche una bellissima compagna umana, Nova. Taylor cerca con ogni mezzo di dimostrare di essere intelligente e superiore agli altri umani che abitano il pianeta, ma se da un lato trova in Zira e in Cornelius, il suo fidanzato archeologo, due scienziati disposti a credergli, dall'altra parte si scontra con la cieca ottusità della Fede incarnata dal Professor Zaius, il quale non è disposto ad accettare che simili "fenomeni", come quello di Taylor, vadano a minare la cultura scimmiesca basata sulla Fede nelle Sacre Pergamene.

Zaius si arroga quindi il diritto di disporre di Taylor e ordina che venga castrato, ma Taylor riesce a evadere e dopo una fuga rocambolesca viene riacciuffato proprio nel momento in cui pronuncia le sue prime parole davanti alle scimmie, le famose, già citate: "Toglimi quelle zampacce di dosso, maledetto sporco gorilla!" L'uomo parla, dunque, e questo getta tutti prima nella sorpresa, poi nello scompiglio. Zira e Cornelius si ritrovano in tribunale accusati di "eresia scientifica" e Taylor è la prova che i due scimpanzé stanno deliberatamente tentando di minare alla base la cultura delle scimmie e le Verità descritte nelle Sacre Pergamene. Ma Taylor scopre che questa è solo una facciata per salvare le apparenze, e Zaius sa bene che Taylor non è un prodotto del laboratorio di Zira, ma un umano "speciale". Non crede però alle sue parole quando afferma di essere venuto da un altro pianeta, e gli chiede di dire la verità. Ma Taylor non può che affermare ancora quello che ha già detto e così il suo destino di essere castrato e lobotomizzato, come il suo compagno catturato, sembra segnato. Di nuovo in gabbia, Taylor e Nova vengono fatti fuggire con l'aiuto di Lucius (Lou Wagner), il nipote di Zira, e tutti quanti, Zira e Cornelius compresi, fuggono oltre il Deserto Orientale, verso la Zona Proibita, dove Cornelius era già stato per degli scavi archeologici che potrebbero provare la presenza di una civiltà intelligente antecedente a quella scimmiesca. Una civiltà umana intelligente che potrebbe scagionare Zira e Cornelius dall'accusa di eresia. Il gruppo viene raggiunto dal Professor Zaius accompagnato da un manipolo di gorilla armati.

Una splendida Nova si riposa durante una pausa delle riprese
Una splendida Nova si riposa durante una pausa delle riprese
Si scatena un conflitto a fuoco. I gorilla vengono ridotti alla ragione e Zaius insieme agli altri entra nella caverna dove Cornelius ha scoperto i reperti della civiltà precedente. Le prove sembrerebbero tutte quante indiziarie, se Taylor non scoprisse la presenza di una bambola di fattezze umane che parla. Nessuna scimmia avrebbe fatto una bambola umana parlante, perché gli umani non parlano. Sul pianeta esisteva dunque una civiltà umana intelligente anteriore a quella delle scimmie! Zaius non può permettere che questa verità destabilizzante venga alla luce. Improvvisamente i gorilla minacciano nuovamente Taylor e gli altri, i quali sono costretti a puntare le armi contro Zaius e a ridurlo a ostaggio. Taylor chiede un cavallo e delle provviste per lui e Nova. Se ne andranno via da soli. E dopo il famoso bacio di commiato tra Taylor e Zira, e i saluti agli altri, Zaius lascia andare Taylor e Nova al loro destino e i due si incamminano lungo la spiaggia finché non trovano le rovine della Statua della Libertà. E' allora che Taylor capisce di essere in realtà naufragato sul proprio pianeta e che la civiltà umana è stata annientata dalle esplosioni atomiche, e invoca Dio che maledica l'intero genere umano per la propria folle stoltezza.

Diversità

Se, come s'è già detto, il finale è parecchio diverso da quello del libro, ci sono numerose altre discrepanze tra il romanzo di Boulle e la versione filmata da Franklin J. Schaffner. Vediamo le principali:

1) Il romanzo si apre con il rinvenimento nello spazio di una bottiglia contenente un messaggio da parte di una coppia di cosmonauti, Jinn e Phyllis. E' attraverso la loro lettura di questo messaggio che il lettore viene a conoscenza degli eventi accaduti sul pianeta delle scimmie.

2) La spedizione spaziale approda sul pianeta Soror del sistema di Betelgeuse (dunque l'ipotesi che il pianeta delle scimmie sia la Terra è esclusa a priori) e non si verifica alcun naufragio. Gli astronauti lasciano il loro vascello spaziale in orbita e atterrano sani e salvi con una scialuppa, che viene poi distrutta dai selvaggi umani.

3) L'equipaggio è costituito da tre uomini (il professor Antelle, "principale organizzatore della spedizione"; Arturo Levain suo discepolo e "giovane fisico di grande avvenire"; e il protagonista, Ulisse Mèrou, "giornalista poco conosciuto"), e una scimmia chiamata Ettore, che nel film non compare. La scimmia viene subito uccisa a mani nude da Nova, la femmina umana che presto si affeziona a Ulisse, l'autore del messaggio nella bottiglia.

'Dottoressa, io vorrei darti un bacio di addio' 'Va bene, ma... ma sei talmente brutto!'
'Dottoressa, io vorrei darti un bacio di addio' 'Va bene, ma... ma sei talmente brutto!'
4) La civiltà scimmiesca del libro è più avanzata di quella mostrata nel film e assai simile a quella contemporanea di Boulle, con automobili, aeroplani e satelliti artificiali, in linea quindi con le prime, costose versioni della sceneggiatura di Rod Serling.

5) Una delle scene clou del romanzo è il discorso che, con la complicità di Zira e Cornelius, Ulisse Mèrou tiene a sorpresa durante il Congresso Annuale dei Biologi, davanti a un foltissimo gruppo di scimmie di tutte le specie, per affermare di fronte a tutti la propria intelligenza e rivendicare la propria dignità di essere pensante, dotato di anima, e degno dunque di essere libero. Da questo punto di vista, la prigionia del protagonista da parte delle scimmie è presentata in modo molto meno drammatico, tanto che Mèrou non tenta mai la fuga, al contrario di Taylor che si ribella di continuo.

6) Mèrou non si espone mai a un vero e proprio conflitto diretto con le scimmie e viene sempre protetto da Cornelius e Zira sia dal potere politico dei gorilla, sia dall'ortodossia scientifica degli orangutan. Dopo la sua apparizione pubblica, Mèrou viene addirittura ammesso in pubblico come essere superiore (può anche vestirsi senza apparire ridicolo) e inizia a collaborare con gli scienziati, benché sia sempre più malvisto dagli esponenti della classe dominante che ravvisano in lui un elemento di destabilizzazione. Il punto di svolta del libro avviene quando Nova si ritrova incinta del figlio di Mèrou, un figlio che rischia di essere intelligente quanto il padre.

7) Per evitare che Mèrou e suo figlio Sirius vengano chirurgicamente ridotti a dei selvaggi perché considerati troppo pericolosi, Cornelius e Zira escogitano di far fuggire i tre umani su un satellite artificiale in grado di accostare la nave di Mèrou rimasta in orbita, che potrà poi riportare i tre sulla Terra.

8) Prima della sua partenza, come nel film, anche il protagonista del libro chiede un bacio di addio a Zira (tra l'altro tra i due è accennata velatamente anche una storia d'amore mai consumata), ma contrariamente a quanto accade sulla pellicola, dove la scimpanzé accondiscende malgrado la sua repulsione per Taylor, nel romanzo Zira si rifiuta di baciare Mèrou: "Mio caro è impossibile. Mi dispiace ma non posso, non posso! Sei veramente troppo orribile!"

9) Il finale del libro è scandito da un doppio colpo di scena: si scopre che Jinn e Phyllis sono loro stesse due scimmie e, quando Ulisse arriva sulla Terra, gli viene dato il benvenuto proprio da delle scimmie che, nel lungo tempo intercorso del suo viaggio interstellare, hanno evidentemente preso possesso del pianeta.

Ma non è finita qui

James Franciscus (1934-1991) già astronauta in <i>Abbandonati nello spazio</i> (1969, <i>Marooned</i>) di John Sturges con Gregory Peck, Gene Hackman e Richard Crenna.
James Franciscus (1934-1991) già astronauta in Abbandonati nello spazio (1969, Marooned) di John Sturges con Gregory Peck, Gene Hackman e Richard Crenna.
Alla sua uscita il film riscosse immediatamente un successo globale senza precedenti. La critica acclamò il finale anticonformista e il messaggio sociale che pervadeva l'intera pellicola e che peraltro costituiva anche l'ossatura anche del romanzo originale. Esplose pure una vera e propria scimmia-mania, con i giovani che si vestivano e comportavano da scimmie, ed era prevedibile che un personaggio come Arthur P. Jacobs fiutasse il business.
Alla fine degli anni '60, la moda dei "sequel" non era consolidata come oggi. Esistevano alcuni personaggi particolarmente affezionati al grande schermo, ma in termini di apparizioni episodiche, come Tarzan, King Kong, Godzilla e l'Agente 007. Allora, pensare di fare un seguito non era, come oggi, qualcosa cui si pensa ancora prima di aver terminato la post-produzione del primo film, e gli studi hollywoodiani non erano così avvezzi a dare il loro assenso a un progetto di seguito di una pellicola, ancorché di grande successo al botteghino. Proprio per questo, per certi versi Il pianeta delle scimmie fu il primo film della storia a far cambiare la mentalità di produttori e addetti lavori a proposito dei sequel. In effetti il fenomeno fu talmente travolgente, che Jacobs non ebbe alcun problema a convincere Richard Zanuck a tornare sul pianeta delle scimmie. E in poco tempo il progetto di un nuovo film fu messo in cantiere. Ma un seguito non poteva prescindere dalla presenza di Charlton Heston, e l'attore americano non era del tutto convinto di come il secondo film avrebbe potuto essere accolto dal grande pubblico. Dopo alcuni tentennamenti, alla fine, Heston accettò senz'alcun entusiasmo di comparire nella pellicola, sebbene in un ruolo da co-protagonista e alla condizione che il suo personaggio alla fine sarebbe stato ucciso. Fu così che a rivestire il ruolo del protagonista fu James Franciscus, volto già abbastanza noto, ma che di lì a qualche anno sarebbe stato molto conosciuto al grande pubblico per serie TV come Doc Elliot (1973) e Hunter (1976). Per il resto, nella primavera del 1969 l'intera squadra del primo film, tranne il regista Schaffner sostituito da Ted Post, e Roddy McDowall (unico film del ciclo cui non partecipò), si ritrovò nuovamente davanti alla macchina da presa per scoprire L'altra faccia del pianeta delle scimmie (Beneath the Planet of the Apes, 1970).

Gli adoratori dell'atomo


Dopo aver ricordato agli spettatori cos'era successo alla fine del film precedente, la pellicola si apre con un nuovo, disastroso atterraggio di una seconda astronave terrestre (possibile che non gliene vada bene una?!) che seguiva la stessa rotta di quella di Taylor. Nell'impatto si salva solo uno dei due membri dell'equipaggio, John Brent (Franciscus), il quale si ritrova a vagare per il pianeta, anche per lui sconosciuto, in cerca di aiuto. E' Nova il primo essere umano che egli incontra e subito nota che la ragazza porta al collo il medaglione di Taylor, misteriosamente scomparso mentre, insieme con Nova, stava attraversando la Zona Proibita. Brent chiede dunque di essere condotto da Taylor, ma Nova lo accompagna nella città delle scimmie obbedendo all'ordine di Taylor, secondo cui, nel caso gli fosse successo qualcosa, avrebbe dovuto andare a cercare Zira. I due entrano nella città proprio mentre il capo dell'esercito, Ursus (James Gregory), sta tenendo un comizio di fronte a numerose scimmie. Lì Brent viene a sapere di essere sulla Terra e che la Zona Proibita è abitata. Per questo motivo l'intenzione di Ursus è quella di andare a conquistarla per ottenere nuove e preziose risorse a beneficio delle scimmie. Sconvolto, Brent decide di allontanarsi e viene accidentalmente ferito da un colpo di pistola, ma Nova riesce a portarlo a casa di Zira e Cornelius, sposati e in attesa di un figlio. Qui Brent viene messo al corrente della sorte di Taylor e del suo equipaggio, dopodiché Brent e Nova tentano di uscire dalla città per andare a cercare Taylor, ma il loro tentativo non ha successo e vengono catturati. E' Zira in persona che li fa scappare e i due intraprendono una lunga fuga verso la Zona Proibita, dove Brent scopre i resti di una metropolitana che ben presto scopre essere quella di New York. Accidentalmente Brent fa scattare un misterioso allarme e di lì a poco viene improvvisamente colto da un raptus di follia che lo porta quasi a uccidere Nova. Fortunatamente riesce a tornare in sé prima che sia troppo tardi, e subito dopo fa il suo incontro con uno strano personaggio che comunica attraverso il pensiero ed è anche capace di influenzarlo. Nel frattempo, con il beneplacito del Professor Zaius, Ursus è riuscito a organizzare la sua spedizione e parte alla conquista della Zona Proibita. Brent viene così condotto al cospetto di un'eccentrica setta di individui telepatici (hanno acquisito la capacità grazie a mutazioni genetiche) che adorano una gigantesca bomba nucleare, come "sacra arma di pace". Dopo aver raccontato la sua storia, Brent viene a sapere che i telepati sono preoccupati perché, se da un lato possono controllare facilmente la mente dell'uomo, non possono fare altrettanto con quella delle scimmie. E quella del controllo della mente è la loro unica arma a disposizione. L'esercito di scimmie guidato da Ursus intanto si avvicina e i telepati cercano di fermarli proiettando muri di fiamme in cui bruciano i loro simili e l'immagine del loro Legislatore che sanguina. Ma tutto ciò non è sufficiente a fermare l'orda scimmiesca. Manca poco ormai allo scontro e Brent chiede di essere liberato, ma i telepati dicono che ciò non è possibile: "[...] non possiamo lasciarvi andare via alla vigilia di una guerra, Mr. Brent. Tu conosci troppi nostri segreti, come il tuo amico". Così Brent viene finalmente condotto nella cella dove è rinchiuso Taylor. I due vengono mentalmente costretti dal telepate a lottare, ma Nova riesce a liberarsi e a raggiungere i due. Alla vista di Taylor la ragazza urla il suo nome e distrae il telepate quel tanto che basta affinché Taylor e Brent tornino in sé e abbiano la meglio su di lui. Brent allora mette al corrente Taylor su quello che sta succedendo e sulla presenza della bomba, e Taylor si rende conto che quella è una bomba al cobalto, "l'ultimo grazioso souvenir del ventesimo secolo", una bomba "definitiva" che, una volta innescata, ridurrebbe in cenere l'intero pianeta. Intanto le scimmie penetrano nella città dei telepati e scatenano lotta e distruzione. Nova viene uccisa da una raffica di mitra e anche Taylor, scorto da Zaius, viene ferito a morte da Ursus. A sua volta Brent uccide Ursus e Taylor, dopo essere rotolato giù dalle scale vicino al meccanismo di innesco della bomba, si trova in fin di vita davanti a Zaius. Gli chiede aiuto, ma Zaius gli dice: "Vorresti che io aiutassi te?! L'uomo è il male! E' capace soltanto di distruggere". E quasi a confermare le parole di Zaius, dicendo: "Maledetti... maledetti", Taylor fa scattare la leva che innesca la bomba, e una voce fuori campo dice: "In una tra gli innumerevoli milioni di galassie e universi si trova una stella di media grandezza. Uno dei suoi satelliti, un verde pianeta insignificante, adesso è morto..."

Le scimmie colpiscono ancora

Nova e Brent si aggirano per la metropolitana di New York...
Nova e Brent si aggirano per la metropolitana di New York...
Complice forse il finale tutt'altro che convenzionale, e il messaggio antiatomico molto sentito in un'epoca funestata dalla guerra fredda e dalla spada di Damocle nucleare, anche L'altra faccia del pianeta delle scimmie fu un successo di vaste proporzioni e resta, nonostante decisamente inferiore rispetto all'originale, una pellicola ancora dignitosa, cosa che, purtroppo, non varrà per i successivi episodi. Tuttavia fu sufficiente perché la scimmia-mania avesse un ulteriore impulso e anche per Heston, benché apparisse solo in un cameo, il film costituì non solo un consolidamento di una fama già di per sé stellare, ma anche il trampolino di lancio verso altri due film di quella fantascienza futuristico-social-catastrofica tipica degli anni '70, che lo consacrarono un po' a icona del genere, almeno per quel periodo: 1975: occhi bianchi sul pianeta Terra (1971, The Omega Man - di Boris Segal, tratto da I Am Legend, di Richard Matheson) e 2022: I sopravvissuti (1973, Soylent Green - di Richard Fleischer, tratto da Make Room! Make Room! di Harry Harrison).
Ma se pensate che a questo punto il produttore Arthur P. Jacobs ne avesse abbastanza, vi sbagliate. Perché evidentemente era convinto che la miniera delle scimmie non fosse esaurita e, a prova di ciò, nei tre anni che seguirono se ne uscì sempre con un nuovo capitolo.

Scimmie a Terra

Un'ormai irriconoscibile Kim Hunter inganna il tempo fumandosi 'comodamente' una sigaretta
Un'ormai irriconoscibile Kim Hunter inganna il tempo fumandosi 'comodamente' una sigaretta
Il problema era un solo: come continuare? Taylor, Nova e Brent erano morti e, anche trovando un espediente narrativo, Charlton Heston non sarebbe tornato nel ruolo neanche minacciandolo di morte. Jacobs doveva inventarsi qualcosa di nuovo, cercando di mantenere qualche personaggio originale cui il pubblico fosse già affezionato. Insomma, quello che doveva fare era rimasticare un po' il "vecchio". Ci riuscì lo sceneggiatore Paul Dehn, lo stesso del capitolo precedente, escogitando una storia su misura per Cornelius e Zira. Senz'alcuna vera ragionevole soluzione di continuità rispetto al film precedente (si può provare a supporre che gli scimpanzé siano riusciti a fuggire sull'astronave di Brent prima dell'esplosione e che il viaggio di ritorno a velocità prossima a quella della luce, sia stato in realtà un viaggio temporale che ha portato i viaggiatori a tornare sulla terra all'epoca della partenza di Brent), sono i due scimpanzé questa volta a sbarcare sulla Terra del ventesimo secolo in Fuga dal pianeta delle scimmie (1971, Escape from the Planet of the Apes). Dietro le maschere, ci sono gli attori originali, Roddy McDowall, che da allora non mancherà più neanche un appuntamento con i primati, e Kim Hunter. I due sono accompagnati da un terzo scimpanzé, lo scienziato Milo (Sal Mineo) e, sbarcati negli Stati Uniti, vengono subito trattati come animali da esperimento, un po' come loro stessi avevano fatto con Taylor. Ma gli scimpanzé conoscono il futuro della razza umana e per questo vengono considerati dei nemici e costretti a fuggire. Uno scienziato li insegue, convinto che uccidendoli eviterà qualsiasi pericolo futuro per la Terra. E alla fine ci riesce, ma non sa che durante la fuga, gli scimpanzé sono capitati in un circo dove Zira ha dato alla luce un piccolo e che, per salvarlo, lo ha scambiato con uno scimpanzé vero. Adesso il figlio di Cornelius e Zira, Milo, è al sicuro sotto la protezione di Armando (Ricardo Montalban), il padrone del circo.

Roddy, Roddy e... ancora Roddy!

Roddy McDowall/Cornelius (1928-1998)
Roddy McDowall/Cornelius (1928-1998)
La pellicola si rivela tutt'altro che memorabile, e anche il pubblico se ne accorge e sembra cominciare a disaffezionarsi alle scimmie, ma Jacobs ci crede ancora e forse è curioso di vedere come va a finire la storia del figlio di Cornelius e Zira. E' ancora lo sceneggiatore Paul Dehn a pensare a continuare la saga, e questa volta, in 1999: conquista della Terra (1972, Conquest of the Planet of the Apes), il protagonista è il figlio di Cornelius e Zira, che qui si chiama Caesar e non più Milo come nel film precedente, il quale si mette alla testa di un esercito di scimmie degno del suo nome e parte alla conquista della Terra. E' ancora Roddy McDowall ad assumere anche il ruolo di suo figlio, ma il film è davvero da dimenticare, come da dimenticare è anche il successivo e ultimo della serie, Anno 2670 ultimo atto (1973, Battle for the Planet of the Apes), in cui, per scongiurare il tragico olocausto nucleare destinato a spazzare via la Terra, Caesar, sempre l'inossidabile Roddy McDowall, cerca di instaurare una società dove uomini e scimmie possano convivere pacificamente e, alla fine, viene identificato come quel "Legislatore" cui si fa riferimento nel primo e nel secondo film.
Siamo nel 1973, e ormai anche Arthur P. Jacobs è giunto alla conclusione che sul grande schermo le scimmie hanno dato tutto quello che potevano dare. E forse anche qualcosa di più. Perché però non provare con la TV, allora? Fu così che nel 1974 le scimmie raggranellarono qualche altro scampolo di gloria sul piccolo schermo, rinverdendo i fasti del film originale. Protagonista, manco a dirlo, fu ancora lui, Roddy McDowall, che questa volta interpretò Galeno, uno scimpanzé, nuovo assistente del Professor Zaius che, per aver incidentalmente ferito una guardia, si trova a dover fuggire con due astronauti naufragati sulla Terra il 21 marzo 3085, al termine di un viaggio temporale. Della serie TV furono realizzati 14 episodi di 48 minuti ciascuno, ma ne andarono in onda 13 e la storia si divide tra la ricerca dei tre fuggitivi di altri umani intelligenti e di un modo per ritornare a casa.

Le scimmie ritorneranno

Roddy McDowall, Kim Hunter e Charlton Heston in occasione del 30° anniversario del film
Roddy McDowall, Kim Hunter e Charlton Heston in occasione del 30° anniversario del film
La TV rivide poi le scimmie anche l'anno successivo in una nuova serie, questa volta a cartoni animati, di 13 episodi di 25 minuti ciascuno. Ma su Il pianeta delle scimmie furono prodotti anche alcuni albi a fumetti, senza contare il vasto mercato che fiorì in quegli anni con gadgets di tutti i tipi, tazze, spille, cappellini, giochi, figurine e le immancabili miniature dei personaggi. Insomma, alla fine le scimmie create e volute da Arthur P. Jacobs costituirono a tutti gli effetti uno dei primi veri e propri fenomeni di merchandising legati al cinema. E se oggi, a distanza di 33 anni, qualcuno come Tim Burton ha voglia di ritornare ad avere a che fare con loro, significa che queste scimmie hanno davvero qualcosa di affascinante. Perciò c'è da scommettere che non sarà questo l'ultimo episodio. Dopo il terribile generale Thade e il colossale colonnello Attar, le scimmie saranno ancora protagoniste sul grande schermo. E' inevitabile. Perché dietro quelle quattro grandi mani, dietro tutto quel pelo, dietro quello sguardo a volte perplesso, a volte intelligente, a volte ridicolo, a volte pauroso, c'è qualcosa che ci fa vibrare. E' qualcosa che ci attrae nel profondo, che fa leva su i nostri istinti più inconsapevoli. Qualcosa che ci stupisce. Qualcosa che ci fa riflettere, che ci fa fantasticare, che ci emoziona, che ci intriga, ci incanta e ci seduce. Qualcosa che, inutile negarlo, ci piace... Saremo mica noi stessi?

Fonti bibliografiche

Empire, #147, settembre 2001
Ciak 8, agosto 2001
Mostri, alieni, vampiri, mutanti - Ciak - Il cinema fantastico vol. 2 - Ed. Mondadori
Storia del cinema di fantascienza voll. 3 e 4, di Claudia e Giovanni Mongini - Ed. Fanucci
Il Mereghetti, Dizionario dei film 2000 - Ed. Baldini & Castoldi
Il pianeta delle scimmie, di Pierre Boulle - Classici Urania n. 292 - Ed. Mondadori
The Internet Movie Database: italian.imdb.com

Schede riassuntive dei film

Il pianeta delle scimmie

The Planet of the Apes, USA 1968
Regia: Franklin J. Schaffner
Sceneggiatura: Rod Serling e Michael Wilson
Produttore: Arthur P. Jacobs
Trucco: John Chambers
Musiche: Jerry Goldsmith
Cast: Charlton Heston (Colonnello George Taylor), Roddy McDowall (Cornelius), Kim Hunter (Dottoressa Zira), Maurice Evans (Professor Zaius), Linda Harrison (Nova), Lou Wagner (Lucius), Robert Gunner (Landon), Jeff Burton (Dodge)
Durata: 112 min.

L'altra faccia del pianeta delle scimmie

Beneath the Planet of the Apes, USA 1970
Regia: Ted Post
Sceneggiatura: Paul Dehn
Produttore: Arthur P. Jacobs
Trucco: John Chambers
Musiche: Leonard Rosenman
Cast: James Franciscus (John Brent), Charlton Heston (Colonnello George Taylor), Kim Hunter (Dottoressa Zira), Maurice Evans (Professor Zaius), Linda Harrison (Nova), James Gregory (Ursus)
Durata: 95 min.

Fuga dal pianeta delle scimmie

Escape from the Planet of the Apes, USA 1971
Regia: Don Taylor
Sceneggiatura: Paul Dehn
Produttore: Arthur P. Jacobs
Trucco: John Chambers
Musiche: Jerry Goldsmith
Cast: Roddy McDowall (Cornelius), Kim Hunter (Dottoressa Zira), Sal Mineo (Dottor Milo), Ricardo Montalban (Armando), Bradford Dillman (Dottor Lewis Dixon), Natalie Trundy (Dottoressa Stephanie Branton)
Durata: 98 min.

1999: conquista della Terra

Conquest of the Planet of the Apes, USA 1972
Regia: J. Lee Thompson
Sceneggiatura: Paul Dehn
Produttore: Arthur P. Jacobs
Trucco: John Chambers
Musiche: Tom Scott
Cast: Roddy McDowall (Caesar), Ricardo Montalban (Armando), Don Murray (Governatore Breck), Lou Wagner (Busboy), Natalie Trundy (Lisa)
Durata: 88 min.

Anno 2670 ultimo atto

Battle for the Planet of the Apes, USA 1973
Regia: J. Lee Thompson
Sceneggiatura: John William Corrington & Joyce Hooper Corrington
Soggetto: Paul Dehn
Produttore: Arthur P. Jacobs
Trucco: John Chambers
Musiche: Leonard Rosenman
Cast: Roddy McDowall (Caesar), John Houston (Il Legislatore), Claude Akins (Generale Aldo), Natalie Trundy (Lisa)
Durata: 86 min.




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