
La specie umana domina il pianeta Terra; ma sarà sempre così? Se il genere umano si estinguesse, lasciasse il pianeta o ricadesse allo stato selvaggio, come accade nel Pianeta delle scimmie, chi prenderebbe il suo posto? Lanfranco Fabriani ha posto la domanda, ed è andato a cercare le risposte offerte dagli scrittori di fantascienza.
E' nella natura delle cose. Prima o poi, che sia domattina o tra un milione di anni, l'uomo dovrà smetterà di seccare l'universo. Che si tratti di una sua colpa, guerra o inquinamento, o catastrofe naturale, oppure della lenta evoluzione o devoluzione verso qualcosa di diverso, come già hanno fatto i dinosauri, l'uomo lascerà il campo libero ad altri. Orsi, cani e scimmie, già si stanno preparando all'appuntamento.
Quello della fine della specie umana è un tema che seppure non troppo sfruttato viene da molto lontano. Già ai primordi della fantascienza moderna, ancora in pieno positivismo, mentre Verne prendeva a cannonate la Luna,
H. G. Wells in
La Macchina del Tempo (tit. orig.
The Time Machine1895 tit. it.
La Macchina del Tempo Oscar Fantascienza 89 Mondadori, 1990), trattava della fine dell'uomo e della sua sostituzione con qualcos'altro. E se siamo poco disposti a riconoscere una qualsiasi parentela con i feroci e bestiali Morlock, anche rispetto agli Eloi abbiamo molto da dire. Esseri umani quelli? Puah! E che dire della palla che rotola in riva a un mare morto, sarebbe quello il destino ultimo della razza umana? Andiamo proprio bene, non c'è che dire.
Robot ultimo testimone
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| Il robot Asimo, il più evoluto attualmente in commercio. |
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In
Delos 55, ci siamo occupati di alcune visioni della fine dell'uomo, sostituito in quel caso dai robot: Rimandiamo a quanto detto in quella sede, ma sarà opportuno ritornarci per un momento sopra, malgrado l'argomento possa sembrare unicamente tangente, perché in realtà vi sono dei punti di contatto con opere di cui ci occuperemo tra poco che sarebbe un peccato trascurare. In particolare ci interessa il racconto
Into Thy Hands (1945, tit. it.
Nelle tue mani, "Le grandi storie della fantascienza" n. 7 Bompiani, 1992) di
Lester Del Rey. In questo caso sono i robot a prendere il posto dell'umanità, e l'ultimo uomo, dopo aver fornito loro la capacità di riprodursi, per non essere d'ostacolo al loro libero sviluppo li abbandona al loro destino preferendo morire in solitudine. A loro volta, i robot, dopo aver creato nuovamente l'uomo si disattiveranno.
Animali che sostituiscono l'uomo.
C'è poco da fare, noi umani siamo abbastanza presuntuosi. Che dei robot ci sostituiscano passi, dopotutto li abbiamo creati noi, ma essere messi in un angolo da degli animali... Non è molto piacevole. Soprattutto se si tratta di quattro scimmie. Caso non strano abbiamo ben due romanzi che trattano di questo argomento:
La planete des singes (1963, tit. it.
Il Pianeta delle Scimmie, Teadue, 274, 1994) di
Pierre Boulle e
Genus Homo (1941; rev 1950, tit. it.
Gorilla Sapiens, Classici Fantascienza 23, Mondadori, 1979) di
L. Sprague de Camp e
P. Schuyler Miller. Non a caso si tratta di romanzi satirici. La scimmia, specchio deformante dell'uomo, suo parente povero lasciato indietro lungo la strada dell'evoluzione, si presta particolarmente bene a essere sfruttata da un punto di vista satirico allorché si mostra il rovesciamento della situazione. Basti pensare al romanzo di Boulle, in cui c'è uno scambio simmetrico di ruoli tra la scimmia e l'uomo. Leggendo il romanzo non possono non venire in mente i nomi di
Voltaire e
Swift e la validità dell'opera è proprio nella presa in giro dei comportamenti "umani" che vengono assegnati alle scimmie, pensiamo ad esempio allo scienziato, barone universitario che si rifiuta di adattare le sue teorie alla realtà ma pretende di piegare la realtà a esse. E quando il protagonista si chiede se nelle scimmie magistrato o giornalista o avvocato, che ripetono pedissequamente ciò che hanno imparato, vi sia o meno intelligenza, è chiaro che non è a loro che sta pensando. Ma come mai le scimmie ci hanno sorpassato? Abbastanza normalmente: loro sono migliorate, noi siamo peggiorati. Abbiamo iniziato a usare sempre meno l'intelligenza, cominciando noi stessi a ripetere gesti e concetti per imitazione, sino a che ci siamo ritrovati a picchiare in terra i bastoni urlando e fuggendo qualsiasi simbolo di una civiltà, come i vestiti di cui si coprono le scimmie.