punti di vista diversi di Roberto Quaglia

Ciò che s'incontra qui appartiene alla Grande Famiglia delle Tracce di Quaglia, cioè quella roba che avanza quando qualcuno che si chiama Quaglia esiste senza farne segreto.


Antiglobalizzazione e terza guerra mondiale: il tramonto delle allucinazioni

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PENSIERO STOCASTICO

Che la Terza Guerra Mondiale si sgonfi rapidamente o meno (dopotutto, è o non è la Terza Guerra Mondiale un'invenzione mediatica? cioè in pratica un film?), una cosa è certa : il disastro dell'11 settembre 2001 ha dimostrato che un gruppetto di persone sufficientemente incazzate ed organizzate è in grado di mettere in ginocchio la più potente nazione della terra. Si tratta di un nuovo paradigma, del quale tutti in futuro dovranno per sempre tenere conto. Dovranno tenerne conto le grandi e potenti nazioni della terra che sino all'11 settembre 2001 si gongolavano nell'illusoria bambagia di una presunta invulnerabilità. E purtroppo ne terranno conto anche i disperati di Ovunque, che da tale tragico precedente potrebbero trarre ispirazione e determinazione a mettere in atto azioni similari o peggiori. Paradossalmente, la tragedia dell'11 settembre 2001 potrebbe nel tempo forzare la creazione di un mondo leggermente più giusto di quello attuale. Di fronte all'ipotesi concreta di immani tragedie, anche nelle più grosse teste di cazzo può fare capolino qualche barlume di buon senso. I popoli ed i leader del mondo occidentale non potranno più chiamarsi fuori dai problemi di popoli e nazioni diverse e lontane, e nel contempo il mondo mussulmano dovrà decidersi a fare piazza pulita del fondamentalismo islamico che gli cova in seno, se vorrà evitare quella Quarta Guerra Mondiale che probabilmente ne segnerebbe il destino. Questo è lo scenario ottimista. Non è detto che si avveri.
La Terza Guerra Mondiale è per certi versi la guerra tra i ricchi e i poveri. I paesi del ricco mondo occidentale non ci pensano nemmeno a fare di nuovo la guerra tra di loro (come in effetti erano abituati a fare sino a pochi decenni fa) ; la guerra, tra i paesi occidentali ricchi, si fa coi soldi e non fa vittime visibili (e quelle invisibili sono invisibili). Poi ci sono i paesi poveri, che tra parentesi non sono neanche tutti poveri. L'Iraq, ad esempio è ricchissimo (annega nel petrolio), e se un milione di bambini è morto in Iraq negli ultimi dieci anni per assenza di farmaci non è perché non avessero denaro per comprarseli, ma perché noi (mondo occidentale) ci siamo rifiutati di venderglieli. Noi bravi e buoni occidentali abbiamo quindi appena assassinato un milione di bambini solo perché l'Iraq è un paese ricco che non fa parte del nostro club e ciò ci disturba, ma questo è un altro discorso che non c'entra con la Terza Guerra Mondiale... o invece sì? Il problema dell'esistenza dei paesi poveri non è mai stato un problema per il ricco mondo occidentale, anzi ! Senza i paesi poveri, non esisterebbe nessun mondo occidentale ricco. La ricchezza, in gran parte, è infatti prodotta dalla spietata predazione di risorse, sia umane (basso costo del lavoro) che materiali (petrolio comprato ad un prezzo di molto inferiore a quello dell'acqua minerale - quindi in pratica rubato, ecc.). Il problema nasce quando i paesi che noi vorremmo che fossero poveri non ci stanno a fare i poveri. La comprensione di questo stato delle cose da parte di una parte della popolazione dei paesi occidentali è alla base del fenomeno noto come movimento antiglobal.
Il movimento antiglobalizzazione è assurto agli onori della cronaca in Italia soprattutto con i disordini verificatisi a Genova nel luglio 2001 in occasione dell'incontro dei G8. Disordini di tale portata da spingere i G8 alla decisione di non effettuare più in futuro le loro riunioni in grandi città, bensì in piccole inaccessibili località superprotette. Decisione peraltro alquanto ottusa, poiché non è rimovendo il sintomo che si abolisce la causa del problema. Con tutta probabilità, infatti, la principale conseguenza di tale decisione sarà la moltiplicazione dei disordini durante le prossime riunioni dei G8 con la loro diffusione in tutte le città. Non potendo protestare in una singola città, gli antiglobal finiranno quindi per protestare in molte città, ed il fenomeno complessivamente lieviterà anziché ridursi. Nel tempo, i meeting dei G8 potranno addirittura diventare un appuntamento fisso per veri e propri movimenti insurrezionali su tutti i territori nazionali dei paesi industrializzati.
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