

Pochi minuti dopo il disastro di New York, i siti web erano bloccati, le linee telefoniche non funzionavano, tutto il mondo guardava le stesse immagini di distruzione e orrore in televisione. Vedere significa vivere in prima persona, il che ha amplificato il trauma fino a coinvolgere il mondo intero. Per chi aveva un amico, un conoscente, o semplicemente qualcuno sul luogo del disastro, non c'era modo di avere notizie. E naturalmente, anche la comunità fantascientifica viveva la stessa incertezza - o, nella persona di coloro che vivono o lavorano a New York, lo stesso terrore e lo stesso trauma.
A questo punto, chi aveva ancora la possibilità di usare i telefoni, o di mandare un email, raccoglieva e disseminava notizie. Usenet, attraverso il newsgroup "sociale" rec.arts.sf.fandom, ha agito da colossale canale di comunicazione, permettendo a tutti, dovunque si trovassero, a Los Angeles, a Zagabria, in Inghilterra, di sapere chi aveva già risposto all'appello ed era sano e salvo. Ho visto X, sta bene; Y mi ha detto di avere sentito W e Z, stanno tutti bene... In seguito, sono venute le testimonianze. Più tardi ancora, discussioni, domande, analisi, sfoghi, il processo collettivo con cui una comunità cerca di tornare ad inquadrare un mondo sconvolto in una cornice che avesse qualche senso. Finalmente, dopo quasi due settimane, battute, risate, divagazioni, e qualche citazione fantascientifica. Nessuno è ancora guarito, meno che mai il mondo. Ma la vita continua.
Questi sono alcuni dei primi messaggi postati sul newsgroup da testimoni oculari, e le notizie diramate dal sito di Locus, che da molto tempo si occupa di dare notizie, e che in questo caso è stato insostituibile.
La colpa di abitare a New York
Vicki Rosenzweig, 11 settembre, 16:20
Bombardare una terza persona perché ha l'aria colpevole ci garantirebbe solo dei nuovi nemici. E incoraggerebbe anche qualunque malintenzionato ne abbia voglia a incolpare i propri nemici di averci bombardato.
Oggi sono morti molti newyorkesi, per ragioni che non sono affatto chiare. Ho passato la giornata a chiamare i miei amici, sperando di riuscire a raggiungerli, e ho scoperto, con sorpresa e sollievo, che un mio amico in particolare è vivo e sta bene perché questa mattina era in ritardo al lavoro.
Tutto questo è successo perché qualcuno, da qualche parte nel mondo, ha pensato che il solo fatto che vivessimo a New York voleva dire che gli avevamo fatto qualche torto.
Non auguro a nessun altro la stessa cosa.
Il terrorismo funziona, mi dispiace dirlo
Michael R Weholt, 11 settembre, 15:22
Se questo è terrorismo, su di me ha funzionato. Sono qui seduto che tremo, e cerco di non piangere.
Stavo andando al lavoro - letteralmente dall'altra parte della strada rispetto alle torre. Il primo segno è stato che i tizi che vendono le palle di popcorn guardavano in alto - io avevo le cuffiette e non ho sentito niente - il cielo azzurro e limpido era occupato da una orrenda nuvola marrone e grigia - stranamente c'erano cose che sembravano pezzettini di carta che volteggiavano nel fumo - era come una versione horror di quelle parate con le stelle filanti per festeggiare gli Yankees - sono andato un po' avanti e ho visto nella sua interezza il primo orrore - i piani superiori della faccia nord della torre nord - dieci piani completamente accartocciati - fiamme vomitate da tutti i lati - quello schifoso fumo marrone-grigio - omiodio ho pensato - poi uno per strada ha detto questa cosa incredibile - che aveva visto un aereo finire dentro la torre - omiodio - l'ombra dell'Empire State Building - incredibile - pochi isolati per il mio ufficio - facce, stordite, tutti che guardano in su - per poco mi sono fatto investire attraversando la strada - un silenzio strano - niente sirene - troppo presto perché ci si rendesse conto - l'entrata del nostro palazzo - gente fuori, che guardano su, verso il fumo e le fiamme - prendo l'ascensore per il settimo piano, sono il primo, apro l'ufficio...