

 |  |
 |
| La scena del disastro, vista dal satellite (foto: NASA) |
 |
Dopo l'11 settembre il mondo cambiato. E' cambiata anche la fantascienza? Da quel martedì la visione del futuro sarà senz'altro diversa. Ma c'è anche un problema esistenziale del genere stesso, che non riesce più a stare al passo con una realtà che va più veloce dell'immaginazione, dei sogni, degli incubi. Vittorio Catani si è posto questo problema, e ha chiesto un parere anche a due "filosofi" del mondo della sf, Riccardo Valla ed Enzo Verrengia.
Fantascienza e Torri Gemelle
di Vittorio Catani
L'11 settembre 2001 segna lo spartiacque tra due epoche, è la data "dopo la quale nulla sarà più come prima", mentre ancora adesso le immagini-icone delle Due Torri fumano per il rogo e ci arriva - direttamente nel cervello - l'urlo di decine di migliaia di persone che bruciano, soffocano, esplodono, sono maciullate.
Che tutto sia cambiato non è una esagerazione; ma c'è anche da notare che un simile fenomeno non può verificarsi dal nulla, da un istante all'altro: a meno che non ci si riferisca al micromondo dei quanti. Nel macromondo greve, pesante del quotidiano, le trasformazioni "maturano".
A mio parere, se tutto è cambiato, è perché quello ante 11 settembre era già un mondo di cartapesta. Negli ultimi vent'anni c'è stato un mutamento nei rapporti di forza. Caduta del Muro, intensificazione del neoliberismo economico, esplosione delle nuove tecnologie (specie rete e computer, capaci di dare voce a centinaia di milioni di persone, e soprattutto di far conoscere le altrui realtà a milioni di persone), migrazioni, maggiori capacità di viaggiare e vedere e capire il mondo per tutti (dagli abitanti dell'Occidente a quelli del Terzo mondo), globalizzazione, emersione di nuovi temibili centri illegali di potere, attenuazione degli elementi "sociali" dello Stato, un incremento statistico delle disparità economiche tra Nord e Sud del mondo. In questa grossa mutazione, l'Occidente ha creduto di continuare a muoversi con i metodi - e la tracotanza, vorrei aggiungere - d'altri tempi. L'11 settembre si è risvegliato bruscamente.
Cosa c'entra in questo la sf?
Il punto è che la fantascienza, proprio di questa trasformazione non fa altro che parlarci e riparlarci con insistenza, da circa un ventennio. Basta leggere Sterling & colleghi. Come dire: lo si sapeva già. E avere il buonsenso di aggiungere: non è servito a un bel nulla. Ma allora, non si può insinuare che i ragionevoli allarmi (inappropriato parlare di "previsioni"), se non valgono ad allertarci contro il temuto male prossimo venturo, se parlano in un deserto, non valgono la carta su cui sono scritti, restano masturbazioni mentali?
Se è così, nel mondo cambiato dopo l'11 settembre rientra anche la sf. La quale, d'accordo, è solo pochissima e miserrima cosa rispetto a vita, morte e al resto del macromondo. E tuttavia oggi è una fantascienza anch'essa travolta, violentata da quella stessa realtà che essa ha descritto. Che senso avrebbe d'ora in poi proporre certi premonitori e cupi affreschi, certi universi devastati del cyber e post-cyber? O la fantascienza dovrebbe ultreriormente amplificare i suoi scenari di catastrofe - il che è grottesco - per essere... alla pari coi tempi? E poi: per farsi ascoltare da chi?
Ma forse tutto ciò è un falso problema. Folle colui che intenda mutare l'esistente tramite la finzione. Lasciamo che la narrativa (sf o quant'altro) cerchi di svolgere al meglio uno dei suoi compiti essenziali: indagare (letterariamente) la realtà, contribuendo a farci meglio
capire.
Sarebbe già un risultato strepitoso.
Il ritorno di Ming il crudele
di Riccardo Valla
La fantascienza sembra realizzarsi soprattutto nelle sue parti più negative e allarmanti. Se uno prende le previsioni sul 2000 che venivano fatte da Heinlein cinquant'anni fa, vede che le migliori - longevità, benessere, vittoria sulle malattie - sono ancora a venire.
Oltre che per l'immagine del grattacielo che crolla, tipica delle riviste del 1930, questo attacco colpisce per la sua assurdità apocalittica, sembra fatto da uno dei villain dei pulp o dei fumetti: un'azione degna di Monk Eastman il distruttore di masse nei feuilleton di Petrosino, o dei nemici di Doc Savage, o di Ming il Crudele intenzionato a distruggere la terra.
Quei romanzi che si scrivevano negli anni Trenta, spunti già vecchi quando Fleming inseriva la Spectre nei romanzi di James Bond.
Dietro, però, mi pare di vedere una mentalità da
Dune: trame dietro trame, organizzate da qualche mentat. Le armi del futuro, ci dice Herbert, sono gli uomini usati come arma, e chissà che lo stesso terrorista non sia solo una pedina in mano ai suoi ricchi parenti arabi?
In fondo, l'unica soluzione possibile è un protettorato sul paesi del Medio Oriente da parte di una coalizione tra Usa, EU, Cina e Russia, con opportuni governi fantoccio ed eliminazione dei fondamentalisti.
Chi si vorrà unire (Iran e Pakistan) dovrà farlo alle condizioni della coalizione o essere messo tra i fondamentalisti e venire "protetto".
A guadagnarci sarà l'Arabia, i cui proprietari (come dicevo, parenti del terrorista, anche se ripudiato) si toglieranno di torno il rischio che i fondamentalisti gli facciano la rivoluzione in casa. Il loro rischio tornerà a essere quello che qualcuno voglia la democrazia, ma l'occidente se ne è sempre fregato delle democrazie altrui, e Cina e Russia pure delle loro.
Non mi preoccupa la Nato (nel senso che tanto fa quello che vuole), ma mi piacerebbe conoscere i patti segreti tra Italia e Nato, quelli che saltano fuori solo quando capita qualche pasticcio
Sono uno scrittore di technothriller disoccupato
di Enzo Verrengia (pseudonimo di Tom Pancy)
E mo'? Che cacchio scrivo più? Hanno fatto tutto loro. Sbagliando pure il finale, perché devono morire i cattivi, non i buoni. Ma tanto sono diventati lo stesso un best-seller. Dice: uno può raccontare i retroscena, i preparativi e la seconda puntata. Dove? Quando? La televisione fa vedere tutto dal vivo, e così non bisogna nemmeno sorbirsi romanzi grossi che si potevano ricopertinare esponendoli come dizionari.
Colpa nostra, che li abbiamo imbeccati con certe trame che sembravano incitamento a delinquere? Proprio per niente! Mica quelli tengono tempo per leggere. Come si fa, fra un attentato e l'altro viaggiando di continuo?
Dice: sugli aerei. No, perché proprio quando stanno là sopra sono impegnati al massimo.
Oltre tutto, ci hanno messi nei guai. Rischiamo di essere considerati come minimo persone informate sui fatti. Specie un collega, del quale non faccio nome (tanto oramai lo sa pure il mio commercialista) per non complicargli ulteriormente la vita, che aveva previsto pari pari con sette anni di anticipo l'aereo che si abbatte su Washington. La domanda sorge spontanea, anche a chi non ha mai visto "Mi manda Lubrano": neh, voi come cacchio facevate a sapere tutto in anticipo? Ma noi sommavamo semplicemente due e due quattro. Ci stanno certi terroristi in giro peggio della mia professoressa di lettere al ginnasio, solo che lei si sfogava interrogandoci a sorpresa e mettendoci "impreparato" e loro invece trovano impreparato tutto il resto del mondo.
Meno male che un poco di materiale per altri romanzi ce l'ho. Sono di origine pugliese (si sente l'accento pure per iscritto). No, non nel senso che il tacco d'Italia è lontano dal pericolo del crollo della civiltà. Al contrario, in Puglia la civiltà è già crollata da una freca di tempo.
Scippi, furti, estorsioni, traffico di armi, droga, sigarette, carne umana e scorie tossiche, morti ammazzati, casini nei Balcani, l'ecomostro di Punta Perotti, a Bari. Qua, se viene bin Laden, è lui che resta disoccupato. E gli frecano pure la macchina!
Enzo Verrengia ha recentemente pubblicato in una nuova edizione, per Stampa Alternativa, la sua raccolta di racconti La notte degli stramurti viventi; Delos ha pubblicato sul n. 48 del luglio 1999 il suo racconto I giorni della Crisalide.